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Un’Italia che fa paura: la storia di Chiara, minacciata e umiliata dall’azienda perché incinta del secondo figlio

Succede anche questo, nell’Italia di oggi. Succede che in piena Milano una donna, Chiara, sia costretta a subire umiliazioni e minacce dall’azienda per la quale lavora a causa di una scelta di vita bellissima, quella di avere un secondo bambino con il proprio compagno. Un sogno che si è trasformato in un incubo, una storia che fa rabbia (e tristezza).

“Non dovevi fare un altro figlio, ora al lavoro ti faranno morire. Ti conviene andartene” sono state le parole che un consulente le ha rivolto all’interno della società per la quale la donna è impiegata. Parole alle quali, come racconta il Corriere della Sera, sono purtroppo seguiti i fatti. Il nuovo capo di Chiara (con il primo, al momento della prima gravidanza, non c’erano stati problemi) si mostra subito contrariato alla notizia che la donna è incinta. Le viene imputato un “ritardo nella comunicazione”. Seguono contestazioni su contestazioni. E quando Chiara va in maternità, il suo sostituto è assunto con contratto a tempo indeterminato.

Finita qua? Macché. Durante l’assenza e al momento del ritorno, Chiara riceve messaggi espliciti dal consulente dell’azienda. “Ti faranno morire”. Poi arriva la notizia di un suo “riposizionamento” all’interno della società, con nuove mansioni sempre meno qualificate. Alla fine l’azienda scopre le carte e le parla chiaramente: non la vuole più e se non avesse accettato l’incentivo subito sarebbe stata comunque licenziata al compimento di un anno del figlio.

Lei continua ad andare a lavoro, ricevendo un trattamento sempre più umiliante. Critiche, il silenzio dei colleghi. Da capo reparto passa a fare le fotocopie, viene esclusa dall’accesso alle riunioni, le viene persino tolto il telecomando per aprire il cancello. Alla fine, disperata, il ricorso alla Cgil. Un grido d’aiuto disperato in un’Italia che è ancora, purtroppo, anche questo.

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