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Lettera al governatore della Banca di Italia sui crediti deteriorati

di Biagio Riccio.

Chiarissimo Governatore,
come le è ben noto la Banca di Italia ha depositato una relazione, nel seno della Commissione Finanze del Senato, tendente ad affossare il disegno di legge 788. Si tratta della proposta legislativa per conferire al debitore il diritto di dire anche la sua quanto alla vendita dei crediti deteriorati.

1- Il disegno di legge contiene dunque la grande opportunità in forza della quale il debitore può offrire una somma maggiore di quella del fondo avvoltoio, in modo da ottenere la quietanza liberatoria.
2- Non è comprensibile il veto immotivato di Banca d’Italia, per tutto quello che è accaduto in questi anni.
3- Ricordiamo le crisi delle Banche Venete, il cui patrimonio è stato svenduto per un euro a favore di Intesa San Paolo, che ha lasciato invece i debiti allo Stato.
4- Soprattutto le rammento che molti ispettori di Banca di Italia, che avrebbero dovuto vedere prima di tutte queste crisi, per il fenomeno delle “porte girevoli”, sono stati poi assunti da Zonin ed i controllori – (ispettori di Banca d’Italia) che non hanno controllato alcunché – sono stati inseriti nei gangli e nelle strutture delle controllate, le banche Venete.
5- Richiamo alla mente che per la piaga dei crediti deteriorati sono aumentate le esecuzioni, ma con esiti grotteschi ed inutili. Infatti il mercato dei compratori non è come quello di prima. Si è determinata la crisi della sovrapproduzione di cui parla Marx. I beni immobili espropriati sono tantissimi e la domanda per acquistarli è tendenzialmente bassa. Vomitano i padroni e le aste scendono di prezzo, perché nessuno acquista.

6- Si registra dunque la manomorta immobiliare: ci sono in giro tante esecuzioni immobiliari non concluse e si rischia di svendere le case a prezzi irrisori, con la conseguenza che il creditore, di solito una Banca ,non si soddisfa in pieno ed il debitore non sarà mai liberato dal vincolo, dal nesso indissolubile del debito.
7- Ma le è noto -e Lei fa finta di non vedere- che molte banche hanno istituito società collaterali per acquistare alle aste i beni immobili, ritirandoli, come facevano i camorristi ed i casalesi prima della riforma dell’art. 586 cpc: fanno usura reale, perché si soddisfano apprendendo la res, quando si è svilita, così rimarranno sempre creditrici.

8- Non può ignorare che molti fondi avvoltoi hanno il capitale estero e per la sua pervicacia a non dare voce anche ai debitori, ci troveremo che la nostra ricchezza immobiliare se ne andrà fuori dall’Italia.
9- Le stesse società estere hanno sede proprio fuori dall’Italia e sfuggono al maggior prelievo fiscale, con la connivenza di Banca di Italia.
Lei ha scritto una bella relazione -le sue Considerazioni finali di Maggio- : ha citato Keynes, si è preoccupato di chiedere l’intervento dello Stato nell’economia ed oggi suoi funzionari, quando potrebbero contribuire ad una grande composizione sociale ed evitare massacri e spoliazioni immobiliari indegne, esprimono un diniego immotivato contro un disegno di legge che può salvare tanti poveri debitori e farli rientrare nel circuito reddituale.

10- Ricordiamo che Keynes scrisse un libro”Le conseguenze economiche della pace”, recensito all’ indomani della prima guerra mondiale sulle pagine del “Corriere della Sera” da Luigi Einaudi. Se cancelliamo i debiti evitiamo un altro conflitto mondiale. Non fu così e la Germania, che stracciò il trattato di Versailles, ne scatenò un altro.
I suoi funzionari invece – è scritto nella relazione agli atti della Commissione Finanze-ritengono che i debitori devono sempre essere annotati nella centrale rischi, anche quando ottengono la liberazione del debito. Ma si rende conto della corbelleria? Come se non conoscessero la circolare di Banca di Italia sulla centrale rischi ove è scritto che, in caso di transazione, l’annotazione negativa va immediatamente cancellata. Eppure i suoi scriba ignorano le stesse normative per l’Ente per il quale lavorano.

La invito a riflettere: a ricordare la dottrina sociale della chiesa sulla remissione del debito, la filosofia socialista che addirittura sollecita i debitori ad una rivoluzione, ma soprattutto a richiamare la Costituzione italiana, in modo particolare l’art.3. La Repubblica le chiede di rimuovere quest’ostacolo, l’ingente debitoria, altra faccia dei crediti deteriorati: dia il suo incondizionato assenso e ci sarà una grande pace sociale.

La ringrazio a nome di tutti i poveri debitori.

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