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BABY CONTROLLORI E NUOVI BALILLA: PROVE TECNICHE DI REGIME?

di Mia Gandini (Coordinatore Regionale Italexit per l’Emilia Romagna)

Un quotidiano molto seguito nella nostra regione ha pubblicato di recente, con grande enfasi, una notizia che in ogni educatore, psicologo o sociologo degno di questo nome dovrebbe far scattare un serio campanello di allarme: un’azienda di trasporti diFormigine, un paese vicino a Modena, ha deciso di affidare agli studenti delle scuole medie il rispetto delle norme anti-Covid all’interno degli autobus diretti a scuola. I baby controllori (cd. “bus tutor”), muniti di speciale “distintivo”, dovranno verificare che i coetanei si igienizzino le mani, ricordare come si indossi correttamente la mascherina, controllare che tutti abbiano Green Pass in regola e richiamare all’ordine chi non si adegua. (Continua dopo la foto)

L’amministrazione comunale che ha promosso l’iniziativa si vanta di questo nuovo metodo di controllo, all’insegna della “responsabilizzazione” dei ragazzi, che “avrebbe trasformato il rispetto delle regole in un’esperienza di cittadinanza attiva e di insegnamento tra pari”. Peccato che in termini psicologici le cose non funzionino così. Come nel famoso esperimento di Stanford (1971) in cui persone assolutamente normali, inserite nel ruolo di “guardie” (addette alla vigilanza di altre persone) hanno dato origine a forme di aggressività verso i “vigilati” tali da costringere gli sperimentatori a interrompere l’osservazione, questa forma di controllo di alcuni “baby ranger” muniti di poteri speciali da un adulto (cioè dall’autorità) su altri coetanei (studenti normali, senza alcun potere) rischia di avere pesantissime conseguenze in termini psicologici su entrambi i protagonisti di questo esperimento: i primi, i “controllori”, forti del riconoscimento da parte degli adulti, tenderanno ad abusare del proprio ruolo, rendendosi odiosi ai coetanei ai quali vengono proposti “come esempio”. Non ci sarà alcuna accettazione spontanea da parte dei controllati, che si troveranno a subire nuove discriminazioni, se ancora ce ne fosse bisogno, dopo tutte quelle che il green pass sta producendo sulle nuove generazioni. (Continua dopo la foto)

Difficile evitare il parallelo fra questi vigilanti in miniatura, educati al controllo ed alla delazione verso i propri coetanei (i compagni che non si adegueranno, verranno presumibilmente segnalati al conducente o ad altri adulti preposti alle relative misure sanzionatorie) e i Balilla istruiti nelle aule scolastiche del regime (fa le cui materie di studio era presente anche l’“Igiene e cura della persona”) o i bambini che nel romanzo distopico di Orwell, 1984, vittime dell’indottrinamento, erano diventati orribili spie al servizio della psico-polizia: pronti e zelanti a denunciare perfino i propri genitori al minimo sospetto. (Continua dopo la foto)

La deriva autoritaria in atto, insita in tutta la normativa del Green Pass – strumento di controllo sociale prima che sanitario – sta facendo perdere di vista i valori di coesione e solidarietà anche nelle istituzioni da sempre preposte promuoverli. La scuola in primis, dove l’educazione ai valori di uguaglianza e del pensiero libero fra pari dovrebbe essere in cima ad ogni percorso formativo. Ma dove invece, da ormai due anni, stiamo insegnando la distanza, la paura dell’altro, la discriminazione del “diverso” e la delazione. Come ITALEXIT ci riteniamo impegnati a denunciare ogni deriva in questa direzione e chiediamo a tutti i cittadini di aiutarci a proteggere i nostri ragazzi da una minaccia subdola che, ammantata delle migliori intenzioni, alligna nei posti dove loro si dovrebbero sentire più sicuri. (Modena,26 gennaio 2022)

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