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“Cosa ci nascondono sul futuro della guerra”. I leader di Cina e Russia si parlano al telefono

Pubblicato il 01/01/2023 13:31 - Aggiornato il 01/01/2023 13:34

I temi del nuovo confronto in videoconferenza che hanno intrattenuto Vladimir Putin e Xi Jinping non potevano che essere due, pur se declinati in vari modi: da una parte, il conflitto in Ucraina, in atto da oltre 10 mesi e che desta allarme globale; dall’altra, vi è la recrudescenza della pandemia di Covid-19 in una Cina sempre più preoccupata che dal contagio di massa possano insorgere nuove varianti. La cooperazione bilaterale detta una certa convergenza di interessi e rientra nel disegno di un nuovo ordine mondiale alternativo a quello di stampo occidentale a guida americana, plasticamente reso nell’invito a Mosca rivolto al leader cinese per la prossima primavera. Un viaggio che “dimostrerà al mondo intero la forza dei legami russo-cinesi su questioni cruciali, e diventerà l’evento politico più importante dell’anno”, ha detto lo Zar. Dunque, di “cooperazione strategica” hanno parlato Xi e Putin. Leggendo tra le righe delle rispettive affermazioni ufficiali, così come fa Federico Rampini, sul Corriere della sera, anzitutto si nota come, per la prima volta, Xi Jinping definisca “crisi internazionale” il conflitto russo-ucraino. Si tratta di “un’espressione negativa che Xi aveva evitato in passato”, rileva il noto giornalista, a lungo corrispondente dalla Cina. La Cina stessa sta pagando un prezzo per il conflitto lanciato da Putin, e, ancora nell’analisi di Rampini, la conseguenza più probabile è che “alzerà il prezzo del suo appoggio alla Russia”. La superiorità soverchiante dell’economia cinese su quella russa, secondo l’analisi di Rampini, “si tradurrà in un potere contrattuale sempre più forte; da esercitare per esempio nei negoziati sui prezzi dell’energia”. Sinora la Cina, ansiosa di non compromettere del tutto i rapporti con l’Occidente, non ha mai fornito armi alla Russia, ma Putin, dal canto suo, ha espresso il suo desiderio di “aumentare la cooperazione militare con Pechino”, aggiungendo che, “di fronte alle crescenti tensioni geopolitiche, il significato della partnership strategica tra le nostre due nazioni si rafforza come un fattore di stabilità”. (Continua a leggere dopo la foto)

I temi del nuovo confronto in videoconferenza che hanno intrattenuto Vladimir Putin e Xi Jinping non potevano che essere due, pur se declinati in vari modi: da una parte, il conflitto in Ucraina, in atto da oltre 10 mesi e che desta allarme globale; dall’altra, vi è la recrudescenza della pandemia di Covid-19.

Pure il leader cinese s’è detto pronto rafforzare la cooperazione strategica con la Russia, in una situazione internazionale che egli ha definito “complicata e tutt’altro che univoca”, affermazione quest’ultima, anch’essa ambigua. Ad ogni modo, l’obiettivo è: “Fornirci reciprocamente opzioni di sviluppo e ad essere partner globali a beneficio dei popoli dei nostri Paesi”, ancora nelle parole del presidente cinese.

Anche Putin, durante la videoconferenza, si è espresso in merito al rapporto Russia-Cina, dichiarando che le relazioni tra Mosca e Pechino “sono le migliori della storia e rappresentano un modello di cooperazione tra le maggiori potenze del XXI secolo”, altresì definendo la crescita del partenariato russo-cinese come “fattore stabilizzante” nello scenario mondiale delle crescenti tensioni geopolitiche. Si pensi alla crisi di Taiwan. “La aspettiamo, caro signor presidente, caro amico, con una visita di stato”, è stato poi l’invito rivolto da Putin al suo omologo cinese. (Continua a leggere dopo la foto)

Dopo le sanzioni economiche dell’Occidente, Putin sa che può e deve fissare i rapporti commerciali e finanziari con la Repubblica Popolare cinese. Ancor più rilevante il fronte diplomatico: la Cina è membro permanente del Consiglio di sicurezza Onu e ha sempre evitato che la Russia venisse condannata in quella sede; inoltre, l’influenza che Pechino esercita verso i paesi emergenti è preziosa per salvare Putin dall’isolamento. I due guardano al Terzo mondo, dal Golfo Persico all’Africa, sino all’America latina, per spezzare l’egemonia occidentale. L’incontro della prossima primavera assomiglia, pertanto, a una sorta di Conferenza di Bandung 2.0.

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