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Gli orrori dei “buoni”. Lo scoop del New York Times sui crimini di guerra dei soldati ucraini

La guerra è orribile. Partendo da questo presupposto bisogna anche essere consapevoli del fatto che storicamente, durante i conflitti, in pochi si sono posti scrupoli nell’adottare tecniche ed armamenti fuori dagli schemi delle convenzioni internazionali. Il conflitto Russia – Ucraina, ovviamente, non è da meno.
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I crimini di guerra dei “buoni”

Il New York Times ha riportato l’utilizzo delle cosiddette “cluster munitions” dal lato ucraino. Le munizioni a grappolo illegali sarebbero state lanciate nel tentativo di recuperare il controllo di una parte del territorio. Questo sarebbe il primo caso verificato di crimini di guerra da parte ucraina. I fatti sarebbero avvenuti a inizio marzo, in uno sperduto villaggio di poche centinaia di abitanti chiamato Husarivka. Le bombe a grappolo, è bene ricordarlo, sono una tipologia di armi messe al bando dall’Onu vista la loro infame pericolosità. Questo tipo di munizioni, infatti, deflagrano una prima volta a mezz’aria, per poi seminare frammenti a loro volta esplosivi.
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Una chiara violazione delle convenzioni

Le fonti ufficiali dicono che non ci sarebbero vittime, anche grazie al fatto che Husarivka è un villaggio nel bel mezzo di campi coltivati e condotte di gas. Il villaggio, situato nella parte orientale dell’Ucraina, a circa 150 chilometri da Karkiv, è stato poi riconquistato dagli ucraini. Un gigantesco neo gialloblu rimane però su questa battaglia. Il ricorso a “munizioni a grappolo” rappresenta infatti una chiara ed esplicita violazione della Convenzione Onu, che dal 2010 vieta l’utilizzo di armi che possono colpire in modo indiscriminato i civili.
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Armi infami

Come dicevamo, le bombe a grappolo sono armi particolarmente infami. Ciò deriva dal fatto che i frammenti inesplosi che giungono sul suolo, potrebbero tranquillamente deflagrare in un secondo momento se presi in mano, rendendo pericolosissima la bonifica, specialmente in presenza di bambini. Più di cento nazioni hanno aderito alla messa al bando, ma non Ucraina, Russia, Stati Uniti, Cina e Israele. Specifichiamo che per la comunità internazionale l’uso delle “cluster munitions” si configura come “crimine di guerra”.

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