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Usa-Cina, la guerra silenziosa per il controllo del mar Adriatico. Mentre l’Italia resta a guardare

Cosa ci fa l’Italia in mezzo a una delle (ormai tante, troppe) lotte tra Usa e Cina? Roma non si è accorta di essere finita sul tavolo delle manovre incrociate di Washington e Pechino per quanto riguarda il controllo strategico del mar Adriatico. La Cina, attraverso il tentacolo della Nuova Via della Seta, sta inondando di investimenti e infrastrutture l’economicamente depressa area balcanica, per risalire lungo la dorsale adriatica e ottenere il controllo incontrastato delle rotte commerciali terrestri e marittime dell’Europa orientale.

Gli Stati Uniti, dal canto loro, una volta capito il piano di Xi stanno cercando di salvarsi in calcio d’angolo e correre ai ripari. Come prima mossa, dunque, hanno nominato un inviato speciale nella zona. Si tratta di Matthew Palmer. L’obiettivo di Trump è uno: limitare l’espansione cinese convincendo i partner europei del Dragone a mollare Pechino per abbracciare un nuovo modello di sviluppo.

Come scrive Federico Giuliani su Insideover, è difficile che paesi come la Serbia e l’Ungheria, dimenticati dalle potenze occidentali e aiutati invece dalla Cina, possano cambiare idea ora che hanno finalmente trovato il modo di uscire dall’inferno. L’inviato Usa, quindi, deve provvedere a sganciare i paesi Balcanici dalla sfera d’influenza economica cinese. La Cina è stata astuta e cinica a sfruttare il risentimento dei Balcani a proprio vantaggio.

Quell’area è infatti il tallone d’Achille dell’Europa, visti i numerosi problemi economici che la affliggono. Né gli Stati Uniti né l’Unione Europea hanno teso loro la mano. Lo hanno fatto i cinesi, che adesso raccolgono i frutti della loro intuizione. Qui entra in gioco Washington, che non vuole assolutamente assistere alla creazione da parte di Pechino di un’area balcanica di libero scambio con vista sul Mar Adriatico.

A questo punto entriamo in gioco noi, l’Italia, il paese chiave che tiene in piedi l’architettura sognata dai cinesi. Infatti i porti italiani del nord-est sono gli hub fondamentali che, secondo il piano di Xi, dovrebbero fungere da collegamento tra le rotte terrestri e quelle marittime. Le mani della Cina si sono quindi strette intorno al porto di Trieste, probabilmente uno dei motivi che hanno spinto Xi Jinping in persona a venire in Italia per siglare con Roma il memorandum d’intesa sulla Nuova Via della Seta.

Ma il governatore leghista del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, lo scorso luglio aveva dichiarato che c’era un interessamento americano su alcune aree del porto di Trieste, come a voler riequilibrare il braccio di ferro sull’infrastruttura. Il nuovo governo Conte è adesso sotto un’attenta osservazione americana: Washington ha paura che l’asse M5s-Pd possa effettuare ulteriori aperture alla Cina, e questo Washington non può assolutamente permetterselo. Pena: perdere la partita nell’Adriatico.

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