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Manovra, il governo fa cassa con fumo, vizi e gioco. Maxi aumento su slot, sigarette e scommesse

Far quadrare i conti su una manovra da oltre 30 miliardi di euro: questo l’obiettivo del governo giallorosso, alle prese con veti incrociati su tematiche politicamente sensibili. E allora quando si deve “fare cassa” si usano sempre i soliti vecchi trucchi. Il governo punta ad avere nei prossimi tre anni 1,5 miliardi in più dalle slot machine e a imporre rincari anche sulle sigarette. Questo perché, almeno fiscalmente parlando, l’Italia è una Repubblica fondata sul vizio.

L’Agenzia delle Entrate ha incassato nei primi otto mesi del 2019 ben 16,8 miliardi dalle imposte su tabacchi e gioco d’azzardo che hanno sorpassato per la prima volta nella hit parade delle tasse le odiatissime accise sui carburanti ferme a 15,8 miliardi.

Gratta e vinci e Marlboro valgono per le finanze pubbliche più dei balzelli sulla casa, visto che il gettito di Imu e Tasi in tutto il 2018 è stato “solo” di 17 miliardi. Una forbice destinata ad allargarsi grazie alla manovra 2020 dove le “tasse sui vizi” si confermano un inesauribile bancomat per il Tesoro. Quando il governo si è trovato a dover scovare qualche entrata certa per non irritare la Ue, è finito come al solito là, a far cassa sulle debolezze degli italiani: i prelievi su slot-machine e videolotterie, un gioco dove vince sempre lo Stato.

Sono infatti stati ritoccati all’insù con un extra-gettito di 1,5 miliardi nei prossimi tre anni. Un giro di vite – ha garantito il premier Giuseppe Conte – è in arrivo anche su sigarette e affini che nel 2018 hanno pompato verso il ministro delle Finanze 10,6 miliardi, il quintuplo dei soldi incassati con il canone tv.

L’importo dell’aumento fiscale sulle “bionde” non è ancora chiaro ma si parla di un ritocco da 2-300 milioni l’anno. Sono tutte misure – giustamente a tutela del della salute – ma che nascondono anche l’esigenza dello Stato di incassare con i vizi e il gioco degli italiani. Per l’Agenzia delle Entrate il gioco d’azzardo resta la vera piaga dell’Italia, ma anche una delle fonti di maggior guadagno.

Gli italiani – tra lotterie, totip e videopoker – hanno scommesso nel 2018 oltre 105 miliardi di euro che hanno reso all’erario 13,7 miliardi. Una cifra che epurata dalle vincite del Lotto significa comunque un incasso netto per lo stato di 10,1 miliardi, il doppio di una decina di anni fa.

Il “Bollettino delle entrate” gennaio-agosto 2019 del ministero dell’Economia certifica anche per quest’anno un trend positivo per i con-ti pubblici: il Lotto ha reso 5,1 miliardi (204 milioni più dello stesso periodo dell’anno precedente), la voce “apparecchi e congegni di gioco” ha macinato 445 milioni di entrate in più con un montepremi totale per il Tesoro di 4,4 miliardi. Per le casse dello stato, il solito Bingo.

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