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Le fonderie italiane vanno a picco: produzione già crollata del 20-30%

In una drammatica catena di conseguenze negative una strettamente figlia dell’altra, il settore delle fonderie italiano si trova a fare i conti con il durissimo colpo inflitto dalla crisi delle auto. La frenata delle quattro ruote potrebbe spingere verso perdite tra il 20 e il 30%, stando alle stime, facendo segnare così cali pesanti dettati dalla crisi. Succede in tutto il mondo, si dirà, e non è certo colpa di nessuno. Vero soltanto in parte, come testimoniato da chi in quel mondo ci lavora e guarda con preoccupazione all’immobilismo di un governo che tarda nel tendere la mano.

Le fonderie italiane vanno a picco: produzione già crollata del 20-30%

Repubblica ha raccolto le testimonianze di chi si trova a contare i danni in queste settimane complicate. Come Enrico Frigerio, numero uno di Fonderia di Torbole, che punta il dito contro l’esecutivo giallorosso: “All’estero qualcosa in termini di nuove commesse si muove, là dove sono arrivati gli incentivi per l’auto. In Italia i volumi sono invece ancora fermi”. Il punto più basso è stato toccato nel mese di aprile, quando stando alle rilevazioni effettuate da Assofond la produzione è crollata addirittura del 67%. Un tonfo senza precedenti.

Le fonderie italiane vanno a picco: produzione già crollata del 20-30%

A spiegare il perché di una flessione così imponente è lo stesso presidente di Assofond Roberto Ariotti: “Le fonderie hanno pagato il prezzo del lockdown molto più rispetto alla media dell’industria generale. Il nuovo settore aveva imboccato una fase di rallentamento già nel 2019, sensibilmente accentuato da quanto successo negli ultimi mesi. Noi però non accettiamo la dialettica tra le ragioni della salute e quelle del profitto perché gli stabilimenti rimasti operativi hanno sempre operato mettendo al primo posto la tutela dei lavoratori, collaborando a tenere in vita il sistema produttivo nazionale”.

Le fonderie italiane vanno a picco: produzione già crollata del 20-30%

Il calo del settore non è troppo distante, in termini percentuali, da quello fatto registrare anche al di fuori dei confini. A preoccupare è la difficoltà nel ripartire, senza aiuti. Con il governo che fatica ancora a battere dei colpi consistenti e l’Unione Europea ancora troppo poco determinata nel tutelare gli interessi delle proprie fonderie sui mercati internazionali: “Bisogna lavorare sulla creazione di un sistema di concorrenza paritaria con i produttori extra Ue. I comportamenti virtuosi devono essere valorizzati quanto protetti”.

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