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La “svolta” del capitalismo americano: le aziende schierate dalla parte dei lavoratori. Ma è davvero così?

Svolta. Questo il termine più utilizzato per accompagnare la trasformazione annunciata in seno al capitalismo americano, vissuto per anni seguendo la massima di Milton Friedman “la responsabilità sociale delle imprese consiste nell’aumentare i profitti”. Un caposaldo privo di implicazioni morali venuto di colpo a cadere: la Business Roundtable presieduta da Jamie Dimon di JpMorgan Chase — circa 200 membri tra cui Apple, Accenture e AT&T, 15 milioni di dipendenti — ha messo nero su bianco che accanto alla massimizzazione dei profitti ogni compagnia deve avere come scopo l’arricchire la vita dei propri dipendenti, dei consumatori, dei fornitori e delle comunità.

Un passaggio per certi versi ritenuto necessario, al seguito di una lunga serie di riflessioni sul modo in cui oggi il capitalismo abbia di fatto esasperato la distanza tra ricchi e poveri in primis, ma anche tra ricchi e classe media. Secondo un’analisi pubblicata dall’Economic Policy Institute, il compenso per i ceo è aumentato del 940% dal 1978 a oggi, quello del lavoratore medio del 12%. Nel mirino di violente contestazioni, le corporazioni americane hanno così di colpo iniziato a inserire nelle rispettive agente politiche per l’uguaglianza di genere, per il cambiamento climatico e via dicendo, tentando di mostrare il proprio volto progressista.

Ecco allora che le corporation hanno garantito diritti (per esempio ai partner degli impiegati omosessuali) prima che ci arrivasse la legge, o si sono esposte contro il razzismo con più forza di Donald Trump. Proprio la Business Roundtable ha denunciato la politica delle separazioni familiari attuata dall’amministrazione come “crudele e contraria ai valori americani”. Non mancano, ovviamente, le polemiche in merito. Perché la tanto annunciata “svolta” è in realtà un modo per andare a intercettare i gusti di consumatori che premiano oggi le imprese eticamente responsabili, boicottando chi viola i principi di equità e correttezza.

Una corsa per non perdere lungo la strada i propri clienti, insomma, tentando di mostrare sempre e comunque il proprio lato migliore. A volte con convinzione, a volte (spesso, sostengono gli scettici) più per una questione di facciata che altro. Lo stesso ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton si è detto, non a caso, particolarmente diffidente : “Temo che la retorica sia una strategia per evitare una necessaria riforma fiscale e normativa”.

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