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“Scendi dall’auto”. La madre affidataria contro la figlia, l’ennesimo orrore di Bibbiano

Si arricchisce di nuovi, terribili dettagli la vicenda degli affidi illeciti della Val d’Enza, il ‘caso Bibbiano’, descritto dall’inchiesta ‘Angeli e Demoni’ della Procura di Reggio Emilia. Gli audio delle intercettazioni di alcuni indagati hanno infatti aggiunto nuove, ancor più sinistre ombre su una storia che col passare delle settimane diventa sempre più inquietante, sempre più terribile. Nello specifico, a colpire è la registrazione che vede una madre affidataria urlare alla sua bambina, che era stata tolta alla famiglia naturale: “Porca pu****a, vai da sola a piedi, scendi! Scendi! Non ti voglio più!”.

L’intercettazione ambientale è stata mandata in onda dal TgR Emilia-Romagna e risale allo scorso 20 novembre. La colpa della bambina, insultata dal genitore affidatario e fatta scendere dall’auto, era quella di non voler esternare i suoi pensieri alla donna. “Io non ti voglio più, scendi!” urla così a un certo punto la madre alla piccola. La stessa signora è stata poi intercettata anche mentre rimproverava la bambina di non scrivere sul diario degli – inesistenti, secondo quanto emerso dall’inchiesta – abusi subiti nel precedente nucleo famigliare.

“Anziché dire ‘io sono così perché mi è successo questo!’ piuttosto che dare la colpa a quelli che ti hanno fatto male, dai la colpa a quelli che ti vogliono bene!” urla la donna alla bambina. “Anziché dire sono stati loro (i genitori naturali, ndr) a farmi male, dici che noi ti sgridiamo… troppo comodo”. Eppure, secondo le indagini, la piccola non aveva subito maltrattamenti da parte dei genitori naturali. Al contrario, la madre e il padre affidatari l’avrebbero più volte aggredita con urla feroci e parolacce.

La bambina è stata protagonista anche di un altro dialogo intercettato e citato nell’ordinanza per spiegare come i minori venissero di fatto plagiati, in modo da formare false relazioni. “Ma io non mi ricordo perché non li posso più vedere” diceva la piccola nell’ottobre 2018. “Ma non ti ricordi che hai detto che (tuo padre, ndr) non lo volevi più rivedere? Io ricordo questo” risponde una psicologa, indagata. Ma la bambina: “Non ho detto questo”. Parole che gettano altre, sinistre ombre sul trattamento subito dai bambini, vittime di vessazioni fisiche e psicologiche.

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