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16 miliardi al giorno lasciano l’Italia. Nessuno investe più, neanche al Nord

Il segnale più evidente della crisi che sta attraversando l’Italia è il drastico calo di investimenti al Nord. E l’altro dato da prendere in considerazione sono i i 16 miliardi che ogni giorno salutano il nostro Paese per sempre. Ma non c’entra solo la recentissima crisi dovuta alla pandemia di coronavirus, la quale ha certamente dato il colpo di grazia finale. C’entra anche una mancanza di visione da parte di chi ha governato il Paese in tutti questi anni. Come analizza Stefano Casertano su MilanoFinanza, “si dovrebbe parlare di accelerazione di una crisi già in atto. Le dinamiche che stiamo osservando in queste settimane esistevano da anni: il virus ci ha portato avanti nel tempo, verso un profilo economico deficitario cui il sistema già era diretto. La prima tendenza già in atto è quella della polarizzazione della ricchezza. Il Nord Europa accumula, il Sud è in stagnazione. La seconda tendenza è quella della fuga dei capitali. I soldi stanno lasciando le aree meno sviluppate”.

È impossibile immaginare che una regione possa essere sostenibile economicamente senza investimenti. Spiega Casertano: “Nel nostro caso, mentre prima almeno una parte di capitali italiani raggiungeva il nord del Paese, adesso prendono la via dell’estero. Si tratta di 16 miliardi al giorno, secondo quanto rilevato dalla Bce. Ci troveremo alla fine in un neo-continente con aree molto ricche, industrializzate e ben finanziate, rispetto a un’ampia periferia che potrebbe diventare un deserto industriale”. E di questa periferia farà parte anche l’Italia. Cosa succederà dunque? Secondo Casertano, “dovremo abituarci a fughe di cittadini verso l’estero che saranno dei veri e propri flussi migratori. Sostengo che sulla migrazione crollerà l’Europa (o, perlomeno, potrebbe crollare) perché i suoi effetti saranno devastanti sia peri Paesi dai quali si parte, che per quelli nei quali si arriva”.

“I primi – commenta Casertano – dovranno privarsi di persone in età da lavoro: in questo modo, il debito pro-capite diventerà più alto; e inoltre il sistema pensionistico, nonché tutte le entrate fiscali, saranno colpite duramente. Nei Paesi che accoglieranno gli emigrati ci saranno tensioni sociali mai viste dagli anni 70. Gli emigrati saranno visti come concorrenti in un mercato del lavoro teso dai fenomeni di polarizzazione. Gli italiani saranno i nuovi albanesi, così come i greci o gli spagnoli. Non ci si può aspettare che l’economia italiana riparta con la Germania”.

In conclusione, “occorre un piano immediato di facilitazioni per chi vuole creare impresa. Bisogna stimolare fiscalmente le assunzioni e gli investimenti. Da sole, le dinamiche del libero mercato non sono in grado di garantire uno sviluppo armonico del continente europeo. Occorre una chiara direzione politica per orientare gli investimenti. Il settore statale rappresenta un valore che l’Europa ha dimenticato”.

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