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La Germania esce allo scoperto: “Con l’Italia si deve fare come con la Grecia”

In Germania sono già certi che l’Italia, una volta terminata l’emergenza economica e sociale dovuta al Covid19, non avrà fatto nessuna delle riforme ritenute necessarie per la ripresa e continuerà ad avere un debito pubblico insostenibile, perciò pericoloso per la stabilità dell’euro e per l’intera eurozona. Tradotto dal linguaggio burocratese dell’Europa cosa vuol dire? Che da quelle parti, sull’asse Berlino-Bruxelles, già stanno studiando le modalità di intervento, anche in modo drastico, con una ristrutturazione del nostro debito, sancita da una conferenza internazionale.

“Per risolvere i suoi problemi, l’Italia ha davvero bisogno di un taglio del debito?”, si chiede la Faz, quotidiano di Francoforte, che ha aperto un ampio dibattito tra gli economisti tedeschi più autorevoli sul che fare quando l’emergenza Covid19 sarà finita. A spiegare tutti gli intrecci ci ha pensato Tino Oldani su ItaliaOggi, dove spiega: “Inutile dire che una simile soluzione (la ristrutturazione del debito per mano tedesca, ndr) avrebbe ricadute disastrose sul sistema bancario italiano, che ha in pancia quasi 700 miliardi di titoli del debito statale e se li vedrebbe svalutati di parecchio, con inevitabile perdita di valore del capitale sociale, rischi di fallimenti, e assalto alle migliori banche italiane da parte dei maggiori concorrenti stranieri, attirati dall’elevato risparmio italico ivi depositato”.

La Germania, dunque, ci sta preparando l’ennesima trappola, mentre in Italia il governo Conte-Gualtieri perde tempo con gli stati generali, cercando di coprire con nuovi annunci la gestione fallimentare del rifinanziamento delle imprese e dei mancati sussidi ai cassintegrati e a chi ha perso il lavoro. A cosa pensano, dunque, gli economisti in Germania interpellati dalla Faz per “risolvere” il nostro problema? “Un taglio del debito italiano non deve più essere un tabù”, sostiene Hans-Werner Sinn, ex presidente dell’istituto Ifo di Monaco di Baviera, noto falco ordoliberista. E poi…

“Per quanto io sia favorevole a un generoso aiuto finanziario nei confronti dell’Italia, è inaccettabile che i creditori italiani e stranieri (in possesso di titoli di stato italiani; ndr) vengano costantemente salvati dai contribuenti europei, invece di partecipare essi stessi alle perdite”. Dunque, un chiaro sì alla ristrutturazione del debito pubblico italiano. “Ci sono regole collaudate per una ristrutturazione ordinata del debito”, sostiene Sinn. “Dalla fine della Seconda guerra mondiale ci sono state 180 ristrutturazioni di debiti pubblici. E il mondo non è ancora finito”.

Qual è l’ultimo caso che ci viene in mente? Quello della Grecia, attuato nel 2012. “Temo che prima o poi dovremo farne uso anche in Italia”, prevede Sinn, “perché i pacchetti di salvataggio non dureranno a lungo”. Dello stesso avviso – segnala sempre ItaliaOggi – è l’economista Friedrich Heinemann, esperto dell’istituto Zew di Mannheim: “Evitare il taglio del debito pubblico italiano non sarà possibile”. Ecco a cosa pensa la Germania: a farci fare la fine della Grecia.

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