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Se anche Cottarelli si accorge che il “Fondo salva-Stati” è una fregatura: “È pericoloso. Potrebbe causare una crisi”

Alla lunga lista dei critici nei confronto del Mes, cioè quel fondo che dovrebbe intervenire quando un Paese – come fu nel caso della Grecia – va in difficoltà, si aggiunge anche Carlo Cottarelli. Ma come? Direte voi… Ebbene sì. E non è l’unico di coloro che appartengono a “un’altra parrocchia” a esternare più di un dubbio su questo meccanismo. Ieri, intervenendo a DiMartedì, ospite di Giovanni Floris su La7, l’economista si è lasciato andare ad una analisi più che negativa: “Il Mes? Ora si sta discutendo delle regole che deve seguire questo fondo salva-Stati, perché i Paesi del nord Europa vorrebbero che diventi più probabile la ristrutturazione del debito. Il rischio, a questo punto, è che gli investitori scappino”.

Lo ha detto lui, Cottarelli, e non un sedicente Gianluigi Paragone. Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici, ha aggiunto: “Tutto questo potrebbe causare una crisi”. Il problema del Mes infatti, è che si rivelerebbe un boomerang proprio per l’Italia. Se passerà la riforma, i Paesi meno virtuosi che non rispettano i parametri di Maastricht subiranno un’analisi sulla “sostenibilità” del debito prima di ricevere i prestiti. E se avranno un parere negativo dovranno più o meno ristrutturarlo.

A preoccupare è l’introduzione delle Cac, clausole di azione collettiva, single limb. Ovvero, chi comprerà nuovi titoli non avrà più la garanzia giuridica di rivalersi su uno Stato che ristruttura il debito. Il rischio è che nessuno compri più i titoli di Stato italiano. A pagare quindi sarebbero i privati che hanno i titoli di Stato. E una volta sparsa la voce potrebbero scattare delle scommesse contro il nostro debito pubblico.

Questo potrebbe causare potenziali problemi come ha ricordato di recente anche il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. “I piccoli e incerti benefici di una ristrutturazione del debito devono essere ponderati rispetto all’enorme rischio che il mero annuncio di una sua introduzione possa innescare una spirale perversa di aspettative di default. Dovremmo tutti tenere a mente le terribili conseguenze dell’annuncio del coinvolgimento del settore privato nella risoluzione della crisi greca dopo il vertice di Deauville a fine 2010”.

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