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Crolla il colosso immobiliare. Il mondo della finanza trema: “Possibile una reazione a catena”

Pubblicato il 16/08/2023 23:11 - Aggiornato il 18/08/2023 09:10

Segnali inquietanti si stanno manifestando, provenienti dalla Cina, agitando le borse di tutto il mondo, anche per le inquietanti analogie con la crisi dei mutui subprime: anche in questo caso tutto origina dal settore immobiliare, e in particolare dal colosso cinese Country Garden Holdings. E si teme l’effetto contagio: che potrebbe accadere all’economia globale se la “Fabbrica del mondo” si fermasse? Un primo dato, assai allarmante, ce lo fornisce la Repubblica: il settore immobiliare è uno dei principali pilastri dell’economia cinese, rappresentando un terzo del Pil (e a sua volta la Cina si trova da lunghi mesi in deflazione). In quello strano ibrido che fa del Paese del Dragone un gigante del capitalismo di Stato, se possiamo usare questa formula, ovvero segnato da un forte dirigismo autoritario, l’annuncio di perdite per oltre a 7 miliardi di dollari ha fatto sì che Country Garden Holdings abbia perso, solo nella giornata di ieri, il 17,4% del suo valore alla borsa di Hong Kong, incidendo sull’indice Hang Seng. Appena due anni fa, l’altra epocale crisi di un altro caposaldo del settore immobiliare in Cina, Evergrande, che deve affrontare un debito di 300 miliardi di dollari e che proprio nella giornata del 18 agosto ha dichiarato bancarotta. (Continua a leggere dopo la foto)
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cinese immobiliare effetto contagio

Il crollo verticale di Country Garden

Il colosso immobiliare cinese Evergrande ha dichiarato bancarotta presso una corte di New York. Un tempo, la società era la seconda del settore in Cina per fatturato. In insolvenza nel 2021, ha mandato in crisi l’intero mercato immobiliare del gigante asiatico. Fino al tragico epilogo dell’agosto 2023: Evergrande ha presentato istanza di protezione dal fallimento. Il mese scorso, l’ex colosso aveva riferito di aver perso 81 miliardi di dollari di capitale nel 2021 e nel 2022. I debiti totali di Evergrande avevano raggiunto i 340 miliardi di dollari. Ma il problema è generale. La domanda di richieste di prestiti bancari da parte di famiglie e imprese è diminuito in modo significativo: ci sono circa 100 milioni di metri quadrati di abitazioni costruite e pronte all’uso, ma disabitate e tra i principali sviluppatori immobiliari a farne le spese è la Country Garden Holdings. Non rassicura granché, inoltre, l’affermazione del portavoce del ministero degli Esteri, Wang Wenbin: “La ripresa economica della Cina sarà un processo accidentato e tortuoso, ma i critici occidentali saranno sicuramente smentiti”. Non rassicura perché non è certo costume della dirigenza cinese ammettere problemi, errori o criticità. L’annuncio della caduta delle azioni è accompagnato dalla notizia della sospensione delle negoziazioni su circa dieci dei suoi titoli obbligazionari domestici, il cui valore totale ammonta a 16 miliardi di yuan (equivalenti a 2,2 miliardi di dollari). Country Garden ha cercato, senza successo, di tranquillizzare gli investitori e i detentori di obbligazioni, come riportato ancora da la Repubblica, annunciando che sta considerando varie strategie di gestione del debito per tutelare la sua crescita a lungo termine. Una situazione non isolata nel contesto finanziario cinese poiché altre società quotate hanno dichiarato di non aver ricevuto i pagamenti dovuti per prodotti di investimento in scadenza da istituzioni finanziarie cinesi. Ciò ha innescato preoccupazioni in tutto il settore finanziario, e non solo cinese. (Continua a leggere dopo la foto)
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Il rischio contagio

L’eventualità di un crollo di Country Garden comporta il pericolo di un effetto a catena sul mercato immobiliare europeo. Possibilità affatto remota, considerando gli interessi più elevati che hanno innalzato i costi dei prestiti. Se Country Garden riuscisse a onorare gli impegni entro i 30 giorni di grazia, eviterebbe il default. Ma appare piuttosto inverosimile: il colosso del real estate ha infatti avvertito oggi la Borsa di Shanghai che ci sono “notevoli incertezze sulla possibilità di rimborsare le nostre obbligazioni“. 

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