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Cina e Usa corrono per la ripresa, l’Ue resta a guardare e diventa una zavorra per l’Italia

In Cina per riaccendere l’economia dopo l’epidemia di coronavirus il governo ha deliberato un piano in cui sono previsti 7.500 miliardi di yuan di nuovi investimenti. Gli Usa, allo stesso modo, hanno varato un primo piano da 2mila miliardi e già ne stanno preparando un altro. L’Europa? Cincischia e resta a guardare, trascinando a fondo anche i “suoi” Stati. Per quanto riguarda la Cina, come scrive Fubini sul Corriere della Sera, “le risorse verranno raccolte emettendo titoli fuori dal bilancio ufficiale, che la banca centrale comprerà creando nuova moneta”. E questa è la ricetta più giusta “per evitare fame, povertà, disoccupazione e sommosse”. Non solo Cina. Come si diceva, anche gli Stati Uniti sono sulla stessa lunghezza d’onda: Trump ha varato un primo pacchetto di spesa pubblica da duemila miliardi di dollari. “E ogni americano che ne ha anche solo potenzialmente bisogno riceverà subito 1.200 dollari”. Proprio come sta facendo l’Italia, vero? Proprio come sta facendo l’Europa, vero?

Il bello è che il secondo pacchetto che sta studiando la Casa Bianca sarà più vasto del primo. “Del resto – si legge sul Corriere – tutto il debito lo assorbirà la Federal Reserve. La banca centrale americana ha comprato titoli del Tesoro per 646 miliardi di dollari negli ultimi otto giorni. In poco più di una settimana ha fatto oltre metà di quanto la Banca centrale europea (per ora) si appresta a fare in un anno: a noi il bazooka, a loro l’arma nucleare”. Quello che sta facendo l’Ue è totalmente insufficiente. È una frazione di quanto stanno facendo Usa e Cina, a fronte di un calo del reddito in Europa nel 2020 fra 1000 e 1.500 miliardi.

“In Italia – spiega Fubini – il fabbisogno sarà sestuplicato e la Banca d’Italia si aspetta nel 2020 un debito pubblico fra il 150% e 160% del Pil. Del resto tutte queste prime misure europee hanno in comune il fatto che aggiungono debito sui singoli Stati: non c’è ancora messa in comune dello sforzo e del rischio”. L’Europa uscirà da questa pandemia molto indietro rispetto a Usa e Cina. E l’Italia pagherà ancora di più tutte le contraddizioni dello stare nell’Ue e nell’Euro, una moneta che ha più problemi che vantaggi. Stando ai numeri, riprendendo un’analisi di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi, pubblicata su Libero il 3 novembre passato, si vede come nei dieci anni successivi alla crisi, dal 2007 al 2017, “il Pil globale nel mondo è aumentato del 22%”, mentre nell’Europa dell’Euro “in dieci anni è il PIL è cresciuto dell’1,7%”.

Scrivono Becchi e Zibordi: “Questo enorme divario di crescita si spiega soprattutto con le politiche molto espansive del credito e dei deficit pubblici che il resto del mondo ha fatto e noi nella UE no. In USA il Pil è aumentato da 15,000 a 19,300 miliardi mentre il deficit pubblico aumentava da 10mila a 21mila miliardi, più che raddoppiato in dieci anni e tuttora l’America mantiene un deficit pubblico di 1,000 miliardi l’anno. In Italia il credito totale a famiglie e imprese è calato negli ultimi dieci anni perché quello alle imprese è stato tagliato moltissimo, da 940 a 650 miliardi, e quello alle famiglie è salito solo leggermente”.

“Nel resto del mondo si è reagito alla crisi con politiche aggressive di aumento dei deficit e del credito per far circolare più soldi con ogni mezzo anche tra famiglie e imprese. Si sono tagliate le tasse e aumentato la spesa e le banche sono state spinte ad aumentare il credito. Questi dati dell’enorme divario tra il resto del mondo che cresce del 22% e l’eurozona che cresce dell’1% indicano che siamo diventati una eccezione nel mondo, siamo l’area della crescita demografica zero o negativa, come in Italia, perché siamo prigionieri di una gabbia finanziaria che soffoca l’economia e riduce l’occupazione”.

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