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Superbonus 110% e prestiti ponte: a dettare legge sono sempre le banche

Le banche continuano a dettare legge sul fronte cessione del 110% e prestiti ponte, in attesa dell’ok definitivo a quel Recovery Plan che permetterà all’Italia di gestire qualche briciola per gentila concessione dell’Ue. A otto mesi dall’avvio del superbonus, il mercato dei crediti d’imposta vede in campo tutti i principali istituti di credito, con Poste e assicurazioni. Con privati e condomini che sulla carta avrebbero ora a disposizione diverse scelte per cedere la detrazione e ripagarsi le spese ma che, di fatto, si trovano a scontarsi con ostacoli burocratici e progettuali. Considerando il nuovo acuirsi dell’emergenza sanitaria, con il governo incapace di trovare soluzioni alternative al chiudere in casa gli italiani, completare i lavori in tempo utile sarà una missione molto, molto difficile.

Superbonus 110% e prestiti ponte: a dettare legge sono sempre le banche

I mesi ancora a disposizione sono 15 e mezzo, con il superbonus che è stato prorogato dall’ultima manovra sino al 30 giugno 2022, impegnando una grossa fetta degli aiuti europei che l’Ue deve ancora sbloccare. Su questo fronte sarà decisivo vedere la versione finale del Recovery plan, anche alla luce delle perplessità sollevate da Bruxelles: le bozze inviate la scorsa settimana dal governo al Parlamento, infatti, contemplano un’estensione del 110% agli interventi completati entro la fine del 2023. Non è detto che arrivi l’ok definitivo da parte dell’Unione.

Superbonus 110% e prestiti ponte: a dettare legge sono sempre le banche

Oggi privati e condomini hanno la possibilità di cedere il superbonus a un prezzo che, come minimo, copre l’intera spesa detraibile. Con l’avvertenza, però, che ci sono alcuni costi non agevolati, come ad esempio il compenso dell’amministratore di condominio. Ci sono intermediari che non offrono un prestito abbinato al 110% (come Poste Italiane, Generali, UnipolSai o Bnl). In altri casi, vanno pesati il Taeg (compreso tra il 2,5 e il 7%) e la durata del finanziamento (che può arrivare a 120 mesi, ma che di solito il cliente vorrà rimborsare dopo la cessione). Le condizioni di dettaglio cambiano in base alle offerte, ma il Sole 24 Ore ha sottolineato come capita di non riuscire a farsi finanziare “da zero” il cantiere se non si paga di tasca propria almeno una parte delle prime fatture o delle spese del primo stato avanzamento lavori. Serve, dunque, liquidità.

Un altro problema è poi quello di possiede un mutuo in corso per l’acquisto della casa che vuole ristrutturare: anche se il superbonus è garantito dallo Stato, alcuni clienti hanno avuto difficoltà a farsi finanziare, perché l’istituto non vuole rimanere esposto mentre il cantiere è in corso. Infine, quasi tutti gli intermediari acquistano i crediti d’imposta anche dalle aziende, con l’idea che l’impresa proponga lo sconto in fattura e poi lo ceda a una banca, da cui nel frattempo si sarà fatta finanziarie per pagare le spese correnti. Ma il prezzo d’acquisto è spesso di un paio di punti inferiore a quello proposto ai privati e la possibilità di ottenere un anticipo sulle fatture si ferma al 40-70% degli importi, con tassi più alti.

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