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Rimborsi delle tariffe a 28 giorni: come ottenerli da parte di tutti gli operatori

Ricordate le famose “tariffe a 28 giorni”? Dopo tante battaglie si è arrivati alla conclusione che i clienti hanno il diritto di poter chiedere i rimborsi. Ma come al solito non è una cosa semplice. E quindi ecco che chi prova a farlo viene catapultato dentro un labirinto. Gli operatori, per cercare di darne il meno possibile, hanno stabilito dei criteri davvero kafkiani. Un problema già colto dalle associazioni dei consumatori, come dimostra la mossa di Adiconsum dei giorni scorsi: si offre di occuparsi dei rimborsi agli utenti che le daranno mandato.

“Adiconsum provvederà a raccogliere le domande e ad inviarle ogni 15 giorni (il 15 ed il 30 di ogni mese) alle aziende telefoniche corrispondenti, affinché procedano con i rimborsi”. Questo perché per un utente medio – magari anche anziano – è quasi impossibile avventurarsi da solo in questa battaglia del rimborso.

“Adiconsum – si legge nella nota – visto l’immobilismo della stessa Agcom ed i tentennamenti delle aziende, con questa iniziativa vuole imprimere un’accelerazione alla vicenda 28 giorni per essere vicina in modo fattivo a tutti i cittadini, permettendo loro, dopo ben 2 anni, di ottenere, quanto ingiustamente prelevato con la fatturazione a 28 giorni”, spiega l’associazione. Non è necessario però rivolgersi a un’associazione per ottenere i rimborsi. Tanto più che adesso anche Tim ha ceduto su questo fronte.

“L’utente – come riporta anche Repubblica stamattina – può procedere da solo e ottenere sicuro successo, dato che i rimborsi sono ormai stati confermati non solo dalle regole ma anche dalla giustizia amministrativa (che ha respinto i ricorsi degli operatori). Cominciamo a ricordare che hanno diritto ai rimborsi gli utenti che avevano una rete fissa Tim, Wind 3, Vodafone e Fastweb dal 23 giugno 2017. Al momento per averli bisogna essere rimasti con il proprio operatore, ossia non averlo cambiato nel frattempo”.

“Lo storno è uguale per tutti gli operatori: equivale ai giorni sottratti all’utente a contare da giugno ad aprile 2018. È poco meno dell’importo di un mese di canone dell’offerta (fa fede il prezzo pagato dall’utente in quel periodo). Ma cambiano a seconda dell’operatore le modalità per ottenere lo storno. Le misure compensative invece sono diverse per tutti gli operatori e tendono pure a cambiare nel tempo: è opportuno contattarli per verificare a cosa si può avere diritto”.

“Il principale scoglio – scrive ancora Alessandro Longo su Repubblica – è appunto questo: le modalità di rimborso cambiano a seconda dell’operatore. A quanto indicato sui rispettivi siti, Tim chiede di fare tutto via 187; Wind 3 dall’area clienti o dal call center. Vodafone dal call center le misure compensative, mentre per lo storno ha una pagina dedicata con un modulo da scaricare. Fastweb tutto dall’area clienti, dove pure c’è un modulo. Secondo Adiconsum, le modalità più semplici sono quelle con modulo”.

“I veri dolori ci sono però se nel frattempo l’utente ha cambiato operatore. Avrebbe ancora diritto ai rimborsi, come indicato dall’Agcom nella delibera che li ha stabiliti (269/18/CONS). Ma la stessa Autorità deve ancora specificare le modalità e probabilmente dovremo aspettare l’insediamento del prossimo consiglio Agcom (l’attuale scade il 31 dicembre)”. Tentar non nuoce.

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