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Riforma del fisco, in arrivo la riduzione delle aliquote. Ecco cosa cambierà per cittadini e imprese

Pubblicato il 08/03/2023 22:16 - Aggiornato il 23/03/2023 12:02

L’attesa legge delega sulla riforma del Fisco, già annunciata da tempo, sarà discussa presumibilmente la prossima settimana, confermando i tempi previsti dal governo e fissati per metà marzo. Lo ha assicurato il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, rivolgendosi ai giornalisti. La novità principale dovrebbe essere la conferma di portare l’Irpef da quattro a tre scaglioni di reddito, con relativa riduzione delle corrispondenti aliquote. Il disegno di legge delega, inoltre, dovrebbe prevedere risposte certe in caso di contestazioni e nuovi strumenti per semplificare i rapporti fra Fisco e privati cittadini o aziende: allo studio, infatti, vi è la revisione degli accertamenti fiscali, al fine di ridurre le controversie con l’Agenzia delle Entrate. Ciò avverrebbe rendendo obbligatoria la risposta dell’amministrazione all’istanza di autotutela del contribuente, sia in caso di accettazione, sia in caso di rifiuto. Circa, invece, il concordato preventivo biennale tra imprese e Agenzia delle Entrate, attraverso lo sviluppo delle banche dati già a disposizione del Fisco, piccole imprese e partite Iva riceverebbero una dichiarazione per le tasse precompilata dagli uffici della stessa Agenzia delle Entrate, con un conteggio delle imposte, però, a cadenza biennale e non più annuale. Il punto nodale resta comunuqe quello delle aliquote. In questi mesi, il gruppo di studio sulla riforma creato al Ministero dell’economia e delle finanze, promosso dal viceministro Leo, ha elaborato diversi schemi di tenuta di un sistema a tre aliquote, in luogo delle quattro attualmente in vigore. “Penso che ci siano le condizioni per arrivare a un sistema a tre aliquote, ci stiamo lavorando con la ragioneria” ha dunque il viceministro. (Continua a leggere dopo la foto)
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riforma fisco cosa cambia

Per recuperare il mancato gettito si ricorrerà a una revisione e riduzione delle agevolazioni fiscali, di detrazioni e deduzioni, che ormai ammontano a oltre seicento e che, ancora nelle parole di Maurizio Leo, “rubano circa 156 miliardi” di mancate entrate: se si opera una attenta revisione “si possono trovare le risorse per calibrare meglio le aliquote”. Nel 2022 l’Irpef ha portato alle casse dell’erario 205,8 miliardi di euro. Su quest’ultimo aspetto si è focalizzato Il Sole 24 Ore: tra questi oltre 205 miliardi di euro, 81 provengono dai dipendenti del settore pubblico e 85,6 dai dipendenti del settore privato. Per meglio inquadrare le proporzioni, le entrate tributarie complessive nell’anno passato sono state pari 544,5 miliardi; l’Iva, pagata dai consumatori finali, vale invece 171,6 miliardi. Con il pacchetto di riordino dell’intero sistema tributario, nelle intenzioni di Maurizio Leo (docente e avvocato tributarista) “Il fisco può essere una leva per accelerare la ripresa“. (Continua a leggere dopo la foto)

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Oltre all’Irpef, si dovrebbe intervenire anche sull’Ires, sull’Iva e su altri tributi minori. Nello specifico, anche per l’Ires l’idea di fondo del gruppo di studio del ministero, per finanziare il taglio del 24%, è quella di una revisione dei crediti d’imposta.

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