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Il Pd insiste sulla “revoca delle concessioni”: cosa intendono davvero (e i possibili scenari)

Per distacco una delle parole chiave più gettonate degli ultimi giorni, quella “revisione delle concessioni” che un tempo era tra i punti fermi del Movimento Cinque Stelle, sul piede di guerra dopo la tragedia del ponte Morandi e col dito puntato contro i Benetton, e ora rimessa in discussione dal cambio di governo, con lo strappo della Lega e l’avvento del Pd. Con i dem che, a parole, continuano a non escludere l’eventualità. Ma cosa si intende, di preciso, con questa espressione?

In realtà il futuro del business delle autostrade, che ha visto in queste ore il titolo Atlantia perdere quota in borsa, dipende da come questa revisione verrà fatta. La revoca, anche limitata al tratto Genova-Savona (teatro del crollo del Ponte Morandi), resta infatti una possibilità lontana: la procedura per arrivarvi non è mai stata nemmeno avviata e la Presidenza del Consiglio (cui negli accordi tra le forze della nuova maggioranza è rimessa la questione) ha sul tavolo la relazione degli esperti giuridici del ministero delle Infrastrutture, che in estate hanno suggerito molta prudenza. Senza contare l’incrocio con la questione Alitalia, per risolvere la quale si conta proprio su Atlantia.

Resta la strada delle revisioni, con tante possibili applicazioni. Quella delle tariffe, ad esempio, con tagli ai profitti dei concessionari per diminuire la remunerazione del capitale investito e dei costi riconosciuti in tariffa. L’Autorità di regolazione dei trasporti (Art) fissa però soltanto i criteri, la cui applicazione pratica andrà disciplinata gestore per gestore, negli accordi che ciascuno di essi concluderà con il Mit, quel ministero delle Infrastrutture che storicamente ha avuto atteggiamenti molto concilianti con i vari gestori.

E comunque, se anche il risultato delle trattative sarà più sfavorevole ai gestori di quanto prevedibile, non è detto che scatterà effettivamente una stretta: anche in passato alcune norme e convenzioni contenevano disposizioni di una certa severità, ma poi i controlli sono stati carenti. Il decreto Genova era stato concepito anche per stringere sulle verifiche e sull’effettività della spesa contabilizzata dai gestori. Un punto di svolta importante che rischia, però, di perdersi nelle nebbie del nuovo esecutivo giallorosso.

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