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Lotta al contante? Sì, ma quanto ci costano le carte di credito? Impennata dei canoni…

Oggi Il Corriere della Sera rilancia una interessantissima questione sulla lotta all’evasione fiscale. Da tempo molti fanno osservare che dietro questa battaglia in realtà ci sia un guadagno per le banche. Si parla molto di ridurre i contanti con l’uso delle carte di pagamento, che in Italia stanno aumentando anche per il successo dell’ecommerce. “Fino al 2018 l’ecommerce valeva l’8-10% del mercato delle transazioni di moneta elettronica, ora nel nostro caso è il 15% — dice Luca Gasparini, chief business officer di Iccrea, banche di credito cooperativo —. I pagamenti con le carte da noi crescono del 22% l’anno”. Anche i costi del denaro di plastica per i consumatori, però, stanno salendo. E qui si palesa la fregatura per i cittadini.

“Il canone annuo medio delle 19 carte di credito più diffuse è oggi di 37,64 euro”, dice l’analisi dell’equipe di Stefano Caselli, prorettore dell’Università Bocconi, per L’Economia del Corriere della Sera. “Era a 34,70 euro due anni fa, un incremento dell’8,5%. Stabile, invece, la commissione per l’anticipo di contanti al 3,6%. Comunque alta: significa che per prelevare con la carta di credito 250 euro se ne lasciano una decina all’emittente”. Il panorama, insomma, è ormai variegato e si può scegliere il prodotto più conveniente. Secondo Caselli i costi annui delle carte, in generale, sono contenuti, ma è proprio su questo fronte che “si può lavorare segmentando la clientela”.

Due le proposte: uno, “costi che scendono se il cliente riduce o azzera l’uso del contante nel corso del tempo”. Secondo, fasce di prezzo diverse per età e situazione lavorativa (impiego stabile o no). Lo stralcio dalla legge di Bilancio 2020 delle sanzioni ai commercianti che non usano il Pos e non accettano le carte, al contrario di quanto impone la legge, non è piaciuto a tutti. “Ci ha deluso”, dice Altroconsumo. E Gasparini di Iccrea ammette: “Ci si aspettava una presa di posizione più ferma”. Inoltre le commissioni bancarie per gli esercenti continuano a incidere sulla diffusione del denaro elettronico.

Inutile pensare al costo “tutto zero” in futuro, visti i costi di infrastruttura e filiera. Però, è chiaro che “se si alza la base clienti i costi potranno scendere”, come dice il manager Gasparini. In generale nei cinque anni fra il 2013 e il 2018 le transazioni con carte di pagamento in Italia sono aumentate del 71,6% (Abi-Banca d’Italia, 2019). Fra queste continuano a mantenere un peso rilevante le prepagate, con le quali si può risparmiare più di due terzi rispetto alla carta di credito. Ma attenzione alle commissioni, continuano a pesare.

Il costo della ricarica in contanti allo sportello e del prelievo possono variare molto: il primo da zero a 2,5 euro, il secondo da zero a 2 euro. A queste spese va aggiunta quella per l’emissione della carta, da zero a 10 euro. Con la prepagata si riducono i danni da truffe e furti, visto che il budget caricato è fisso. E a differenza della carta di credito può essere intestata anche ai minorenni (a costi di emissione a volte un po’ più alti).

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