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Ecco il piano di emergenza per il gas. Il governo pronto a scaricarci le conseguenze della guerra in Ucraina

Pubblicato il 23/08/2022 09:08 - Aggiornato il 23/08/2022 10:15

Nonostante le rassicurazioni dei principali partiti italiani, che nel bel mezzo della campagna elettorale si rifiutano di ammettere le difficoltà in arrivo, quello che le famiglie hanno di fronte sarà un inverno complicato. Segnato dal rischio di una chiusura definitiva dei rubinetti russi o di nuovi aumenti nel prezzo del gas. I vari Stati hanno così iniziato già ad attrezzarsi, preparando dei piani per il razionamento dei consumi da parte dei cittadini e delle imprese. Chiunque uscirà vincitore dalle urne, insomma, si troverà tra le mani una bella gatta da pelare.

Il piano di razionamento dovrebbe riguardare innanzitutto l’industria, ma si parla anche della possibilità di spegnimento delle luci e dei monumenti nelle città durante la notte e della chiusura anticipata dei negozi. Sacrifici potrebbero essere chiesti anche alle scuole, con i dirigenti scolastici che stanno a loro volta ragionando sulla possibilità di tagliare i consumi, riducendo l’utilizzo delle luci e il riscaldamento.

Alla pagine del Messaggero Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi di Roma, ha spiegato che la prima cosa da fare è sostituire le vecchie lampadine con quelle al led. Il piano prevederà poi lo spegnimento delle luci nelle aule non appena saranno usciti i ragazzi, cosa che spesso non avviene perché gli impianti sono generali e gli interruttori possono spegnere e accendere le stanze di un intero piano se non dell’intero edifico, senza alcuna autonomia per i singoli ambienti.

Secondo Repubblica, i razionamenti riguarderanno però anche i privati: il piano sarebbe incentrato su 3 livelli di emergenza, da calibrare in base alla disponibilità di risorse. Il terzo livello, quello con misure più drastiche, prevederebbe la riduzione di due gradi nei termosifoni delle abitazioni e limiti nell’orario di accensione. Ai Comuni potrebbe essere chiesto di ridurre l’illuminazione pubblica nelle strade e sui monumenti fino al 40% dei consumi totali. Si ipotizzerebbero chiusure anticipate, inoltre, per uffici pubblici, negozi e locali.

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