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Troppo pochi italiani nelle squadre italiane. La proposta: almeno il 40% devono essere “connazionali”

Pubblicato il 19/08/2022 12:54

Sovranismo: una posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in contrapposizione alle dinamiche della globalizzazione e alle politiche sovrannazionali di concertazione. Questa è la definizione che viene attribuita da Wikipedia. Ebbene, forse ci vorrebbe un po’ di sovranismo anche nel mondo sport. Siamo verso gli ultimi sgoccioli del calciomercato estivo, che terminerà il 1 settembre. La cessione di Casadei dall’Inter al Chelsea è l’ultimo caso di giovane talento che, purtroppo, deve andare all’estero per poter trovare spazio. Inoltre, quest’estate sono partiti anche Scamacca (West Ham), Lucca (Ajax) e Udogie (Tottenham). Il campionato ci ha già regalato la sua prima giornata e, in serie A, sono stati schierati soltanto 70 giocatori italiani sui 220 titolari. Che non ci si stupisca se per la seconda volta di fila non andiamo ai mondiali, cosa ancor più grave ricordando il fatto di essere i campioni d’Europa in carica.
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I talenti italiani vengono venduti

Come riporta la Repubblica, a 19 anni Cesare Casadei ha dovuto accettare di andare a Londra per trovare spazio utile alla sua crescita professionale. Casadei è uno dei nomi sul taccuino del ct della Nazionale italiana, Roberto Mancini. Peccato che la sua squadra, l’Inter, abbia reputato più utile venderlo al Chelsea. Nessuno in Serie A ha mosso un dito per offrire un’occasione al ragazzo pagando i 20 milioni richiesti. Mentre cinque mesi succedeva il solito putiferio per l’Italia fuori dai Mondiali, ad oggi rimangono solo le parole, perché nei fatti non sembra esserci stato alcun cambio d’indirizzo.
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Un campionato di transizione

Che gli italiani non abbiano mercato è solo una grossa bugia: Scamacca, potenziale centravanti della Nazionale, al West Ham per 42 milioni; Lucca, dal Pisa all’Ajax per 11 milioni; il potentissimo Udogie al Tottenham di Conte per più di 18 milioni. Resterà in prestito per un anno. Dopo aver giocato soltanto 1 anno di Serie A, Viti passa dall’Empoli al Nizza per quasi 15 milioni. Inghilterra, Olanda, Francia: quattro dei sei italiani più cari nell’ultimo mercato sono finiti fuori dai nostri confini. Unici trasferimenti preziosi Italia su Italia: Pinamonti dall’Inter al Sassuolo per 20 milioni, Raspadori dal Sassuolo al Napoli che ha chiuso in prestito (5 milioni) con riscatto a 25, più bonus facili e il 35% sulla futura rivendita. Siamo diventati, dunque, un banale campionato di transizione?
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Il fisco agevola gli stranieri

Al via del campionato le squadre di A hanno schierato solo 70 “azzurrabili” sui 220 titolari. In pratica, uno su tre. A maggio Roberto Mancini ne aveva convocati 39: al momento chi gioca titolare in A ha il 50% di possibilità di finire in Nazionale. Inoltre, un ruolo importante viene giocato anche dal Decreto Crescita, che stabilisce che se non hai vissuto e lavorato in Italia negli ultimi 2 anni, costi il 25% in meno. Si cerca di importare manodopera a “basso costo” anche qui? Ovviamente quanto scritto è una provocazione… Non a caso in Federcalcio da mesi arrivano richieste per allargare il numero di extracomunitari tesserabili: oggi il limite è di 2 nuovi ogni stagione, vari club di A hanno chiesto di portarli a 7 o 8. Dal canto suo, l’Assocalciatori aveva chiesto, mesi fa, un intervento normativo: oggi per regolamento, le squadre devono avere almeno 4 giocatori cresciuti nei vivai italiani e 4 nel proprio vivaio. L’idea era di estendere queste quote a 6 e 6, ma non si è arrivati nemmeno a discuterne per via dell’ostracismo dei club.
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La proposta di Gianluigi Paragone

Certamente la situazione è complessa ed il problema non può ridursi ad una mera imposizione di presenze in campo. Vi è la consapevolezza della necessità di riformare il sistema delle Scuole Calcio partendo dalla base, perché troppo spesso, in Italia, il settore sportivo dedicato ai più giovani deficita rispetto ai Paesi vicini, sia a livello strutturale che a livello lavorativo. Non si può pensare di avere la “cantera” sforna-talenti del Barcelona o del Bayern Monaco se non si valorizza la crescita e lo scouting dei giovani talenti. Ma è altrettanto vero che il problema della gestione degli italiani nei campionati nostrani è diventato un problema. E a farne le spese è il livello dell’intero Paese. Per quanto concerne i campionati sportivi svolti sul territorio italiano, il Sen. Gianluigi Paragone propone di avere almeno il 40% di connazionali in campo, così da poter indurre nelle nostre squadre maggior oculatezza nella gestione e nella valorizzazione dei talenti nostrani.

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