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Case all’asta, così l’Italia svende i sogni dei cittadini (a meno di metà prezzo)

Un allarme del quale si stanno accorgendo, finalmente, in tanti, quello delle case all’asta. Ne abbiamo scritto tante volte sulle pagine de Il Paragone, ne ha parlato in queste ore anche Il Fatto Quotidiano, preoccupato di un futuro tutt’altro che roseo in cui sempre più famiglie si troveranno a dover vedere i loro beni battuti a prezzi talmente bassi, circa un terzo del reale valore dell’immobile, da non permettere nemmeno di estinguere il prestito con le banche creditrici. Un sistema bancario che, appena le rate del mutuo si sono accumulate, si affretta a vendere i risparmi dei cittadini a fondi specializzati che poi affidano ad altre società le aste. Un meccanismo che è purtroppo andato incontro a un vero e proprio boom negli ultimi due anni.

Stando ai dati forniti da Astasy, infatti, nel primo semestre del 2019 i lotti oggetto di aste immobiliari sono stati 152.708, in aumento rispetto ai 128 mila dell’anno precedente. Ma in tutto il 2018 si sono accumulate 245.100 esecuzioni immobiliari, poco meno del 20% delle quali nella sola Regione Lombardia. I pignoramenti, negli ultimi cinque anni, hanno invece coinvolto 1,2 milioni di italiani: attività commerciali piegate dalle crisi, figli che ereditano i guai dei genitori e via così, una casistica lunga ed estremamente dolorosa. Ma soprattutto nelle grandi città, una volta entrati nel mondo delle aste giudiziarie i propri beni vedono di colpo il valore crollare fino a oltre la metà.

Il valore a base d’asta complessivo degli immobili messi in vendita nel corso del 2019 è stato di 25 miliardi di euro. Il probabile valore reale, quello che sarebbe stato oggetto di compravendita in un libero mercato, si dovrebbe invece attestare a poco meno di 34 miliardi. Il tutto a causa dei ribassi d’asta che subiscono gli immobili, circa il 55%. Tutta colpa di un iter avviato nel 2015 dal governo Renzi con la legge 132, pensata per abbreviare l’iter delle aste e facilitare il recupero dei crediti alle banche. Ma le aste andavano spesso deserte e così si è pensato di accelerare le procedure di vendita applicando fin da subito uno sconto.

Per capirci: dopo la riforma un immobile che valeva 100 mila euro, in precedenza battuto a 110 mila, finisce oggi all’asta per 35 mila euro, contro i 55 mila del passato. Alla vendita si deve inoltre detrarre un 30% dall’importo per pagare i mediatori, i consulenti e i periti. Il debito residuo viene invece a sua volta venduto alla società di recupero credito con una valutazione di circa l’1% del valore nominale. Una salvezza per gli italiani potrebbe arrivare dal Fondo Salva Casa, la cui creazione è stata inserita nella manovra 2020. Un meccanismo che prevede che le famiglie non vengano cacciate dalle loro abitazioni anche quando in difficoltà, ma sulla cui reale operatività restano ancora oggi molti dubbi.

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