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Bollette, da gennaio finisce il mercato tutelato e non è una buona notizia: “Ecco come ci stanno fregando di nuovo”

Pubblicato il 24/10/2022 09:08

Finisce il mercato tutelato. Ed è l’ennesima brutta notizia in questo terremoto legato alla crisi energetica e alla crisi delle bollette. Cosa cambia con l’accordo che è stato raggiunto in Europa sul gas? Il Consiglio europeo ha invitato i ministri dei Paesi Ue e la Commissione europea “a presentare con urgenza decisioni concrete” su alcune misure, tra cui “l’acquisto congiunto volontario di gas, ad eccezione dell’aggregazione vincolante della domanda per un volume equivalente al 15% del fabbisogno di stoccaggio, in base alle esigenze nazionali, e l’accelerazione dei negoziati con partner affidabili”; “Un nuovo parametro di riferimento complementare (al Ttf, ndr) entro l’inizio del 2023 che rifletta più accuratamente le condizioni del mercato del gas”; “Un corridoio di prezzo dinamico temporaneo sulle transazioni di gas naturale per limitare immediatamente gli episodi di prezzi eccessivi del gas”; “Un quadro temporaneo dell’Ue per fissare un tetto al prezzo del gas nella generazione di elettricità, che comprenda un’analisi dei costi e dei benefici”. Sì, ma nel concreto cittadini e imprese ora si domandano: cosa cambia per le bollette del gas? Scenderanno? (Continua a leggere dopo la foto)

Come spiega il Corriere, “Arera, l’autorità di regolazione del mercato dell’energia, a inizio novembre per la prima volta rivedrà in calo i parametri di calcolo per le bollette del gas, anche se non ancora per l’energia elettrica: dal mese prossimo le tariffe del gas presumibilmente scenderanno. La svolta è anche legata alla novità delle revisioni a cadenza mensile e non più trimestrale delle tariffe, introdotta proprio dall’Arera nel luglio scorso. Ciò permette all’Autorità di integrare nelle tariffe del consumo al dettaglio ogni novità di prezzo in tempi molto più rapidi. Ci saranno però da effettuare alcuni conguagli e la riduzione non potrebbe essere parametrata a quella ora certificata dal mercato. Questo è ancora più evidente per l’energia elettrica. Per quel che riguarda l’elettricità gli effetti dovrebbero iniziare a vedersi dal primo gennaio, quando Arera aggiornerà le tariffe che nel caso dell’energia elettrica continuano a venire adeguate su base trimestrale. Con il nuovo anno non dovrebbero esserci più aumenti e «probabilmente ci sarà un calo dell’ordine del 15-20%», ha spiegato Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia”. Ma non è così scontato che ciò avvenga. E perché? (Continua a leggere dopo la foto)

Si legge ancora sul Corriere: “Perché incombe un conguaglio da 1,6 miliardi di euro da spalmare nel primo trimestre 2023 e nei trimestri successivi. Per sterilizzare l’aumento spropositato delle tariffe dell’energia elettrica nel quarto trimestre 2022, l’authority Arera ha infatti posticipato al primo trimestre 2023 il pagamento di quella cifra frutto della differenza tra il costo per l’acquisto dell’energia dell’Acquirente Unico e il prezzo calmierato offerto alle 10,7 milioni di famiglie rimaste nel regime amministrato. È la cosiddetta socializzazione dei costi, che rischia di creare un ultimo cortocircuito: se aumentano i clienti morosi, il costo dovrà essere spalmato su tutti gli altri, «mentre gli operatori fanno di tutto per farli tornare in questo calderone perché per loro il rischio diventa zero», commenta Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo. Potremmo chiamarlo il «grande rifiuto». Dopo anni di concorrenza con gli operatori luce e gas ad accaparrarsi clienti a suon di offerte commerciali stiamo assistendo ad un paradosso che Luigi Gabriele qualifica come la «grande fuga dal libero mercato»”. (Continua a leggere dopo la foto)

Oggi il “cliente, anche il buon pagatore delle bollette, è diventato un problema”. Perché il costo di fornitura dell’energia, visti i prezzi impazziti sul gas, non consente più alle imprese di avere margini sufficienti. Come se non bastasse, dal primo gennaio 2023 termina il regime di tutela per le bollette gas. “C’è il rischio che da gennaio milioni di famiglie saranno senza un operatore che voglia far firmare loro un contratto”, spiega Gabriele. Finendo nel calderone del regime di ultima istanza in cui i costi sono maggiorati. “La stragrande maggioranza degli utenti, circa il 65%, è però sul libero mercato. Nel loro caso aumento o diminuzione delle bollette dipende dai contratti stipulati con gli operatori. Quelli a contratto fisso hanno un orizzonte medio di 12.24 mesi e dunque dipende dalla data di stipula”.

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