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Il bluff delle liberalizzazioni lo pagano solo i cittadini

di Gianluigi Paragone

Una delle questioni che avrei voluto affrontare da parlamentare del Movimento riguarda il falso mito delle liberalizzazioni. Mi avrebbe fatto piacere che la forza parlamentare Cinquestelle avesse potuto smascherare il grande inganno imposto dalla retorica neoliberista cui quasi tutti i partiti (non esclusi il Pd, la Lega e Forza Italia) fanno fede e imporre un cambio di passo. I risultati non sono ancora quelli che avrei voluto ma se comunque lo “strappo” ai Benetton delle concessioni fosse confermato in parlamento nessuno mi fermerà nell’impegno di dare alle vittime del ponte Morandi ciò che un Paese serio deve dare, ossia la revoca, avremmo già compiuto un passo importante. Soltanto logiche di sistema possono ancorare a un soggetto privato un bene che è di tutti, e che al termine della concessione deve tornare alla collettività.

A tal proposito, nessuno mi toglie dalla testa che Toninelli sia stato il bersaglio di una campagna mediatica studiata ad hoc per le mosse avverse ai Signori delle autostrade e la sua mancata conferma al ministero una debolezza di chi avrebbe dovuto difenderlo e lo ha scaricato per convenienza, salvo poi recuperarlo. Autostrade dunque, ma non solo. Una profonda riflessione andrebbe fatta sui nuovi Signori dell’Energia, sui nuovi Padroni del mercato delle multi-utilities: sicuri che gli italiani abbiano fatto un affare? L’idea di prorogare la fine della maggior tutela è stato un passo importante (bravo il ministro Stefano Patuanelli; anche se io avrei spinto ancora oltre imponendo la maggior tutela quanto meno nel mercato dell’energia verde). Vediamo dunque qualche numero per mettere in discussione le osannate liberalizzazioni così care alla sinistra neoliberista: il profitto delle partecipate è davvero alto, il tornaconto dei cittadini in bolletta assai meno.

Il prossimo calo delle bollette infatti dipende esclusivamente dal calo di fattori esterni, su tutti il prezzo del greggio, che quindi consentono al regolatore una riduzione del costo dell’energia; tale riduzione invece non intacca il vero macigno che è dato dagli oneri di sistema: ho visto bollette in cui a fronte di un consumo pressoché nullo di materia prima si pagano lo stesso gli oneri di sistema, cioè i costi fissi. Una scandalosa assurdità. Chi ci guadagna allora? Enel, Eni, Terna, Snam, Italgas, A2A, Hera, Acea, quindi – mettiamola così – azionisti pubblici e investitori privati. Prendiamo Enel: su quasi 16 miliardi di margine operativo lordo, oltre 7 miliardi li fa in Italia di cui 6 li fa tra la concessione per la distribuzione (3,7 all’incirca) ed attività in ex monopolio (vendita di energia per oltre 2 miliardi). Con queste cifre in mano a uno Stato ben gestito (non venite a raccontarmi la favoletta che il privato è migliore del pubblico in sé, perché ormai la falsità di tale assioma è sotto gli occhi ed è consolidata da una narrazione di parte) si potrebbero abbassare gli oneri di sistema delle micro e delle piccole imprese così come delle famiglie; aggiungo inoltre che potremmo anche gestire 100TWh di energia verde con una proposta ad hoc. Si può fare? Certo. Ah, le liberalizzazioni…

Basta volerlo ma – come la bocciatura del mio emendamento taglia-bollette dimostra – non c’è la volontà politica, neppure all’interno dello stesso Movimento, il cui coraggio in materia di tasse avrebbe potuto coincidere con una grandiosa operazione: eliminare la riforma tariffaria fatta dal governo Renzi per colpa della quale tocca ai consumatori caricarsi gli oneri di sistema. Purtroppo però non lo hanno fatto (non hanno nemmeno la forza di imporre alle partecipate dallo Stato di stare fuori da Confindustria, con pagamento della relativa quota…) e hanno pure bocciato la «rivoluzione» che avevo studiato in via emendativa alla manovra. Hanno detto che non c’erano soldi, quei soldi recuperati per salvare una banca e per pagare le Olimpiadi di Cortina ormai nelle mani di Malagò and company.

Cosa avevo proposto? Semplice: concedere uno sconto in bolletta a chi compra energia verde. Perché infatti chi consuma energia verde deve continuare a pagare la parte che finanzia le rinnovabili? Gli utili che le controllate dallo Stato producono potrebbero finanziare questo bonus visto che non hanno voluto spostare il bonus dai produttori ai consumatori. Con questa operazione, tutta gestita all’interno del mercato tutelato, avremmo fatto risparmiare alle famiglie e nello stesso tempo stimolare il mercato delle rinnovabili. Invece oltre le chiacchiere sulle politiche “green” non si va: domandatelo a chi in casa si organizza per fare andare la lavatrice e gli elettrodomestici nelle ore serali. Il risparmio non vale lo sbattimento. Ah, le liberalizzazioni…

Questo editoriale è stato pubblicato su Il Tempo del 30/12/2019

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