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Mps, è stallo sulla vendita. E lo Stato potrebbe rimetterci 10 miliardi

In attesa che venga trovata una soluzione definitiva o che il governo convinca l’Europa a concedere altro tempo, il costo di Monte dei Paschi di Siena per le casse pubbliche continua a lievitare al punto che, tra la perdita del titolo e le eventuali compensazioni, potrebbe superare a breve quota 10 miliardi di euro. E una via d’uscita, al momento, non c’è ancora. Per favorire una vendita potrebbe intervenire l’Europa, consentendo al ministero dell’Economia di farsi carico di 6-7 miliardi dei 10 di rischio che gravano sul conto bancario, così da non spaventare eventuali acquirenti. Ma i problemi, anche in quel caso, non sarebbero finiti.

Mps, è stallo sulla vendita. E lo Stato ci ha già rimesso 10 miliardi

Mps ha infatti accumulato perdite pari a 22,4 miliardi negli ultimi dieci anni, un trend che non si è affatto interrotto. Gualtieri e il suo ministero spingono affinché si trovi un partner il prima possibile, mentre stando a quanto riportato da La Repubblica tra i Cinque Stelle non è ancora tramontata l’idea di una banca pubblica. Il Pd, invece, vorrebbe far slittare l’uscita del Tesoro dall’azionariato preoccupato dai tagli che ne seguirebbero, ipotesi condivisa anche da alcune sigle sindacali.

Mps, è stallo sulla vendita. E lo Stato ci ha già rimesso 10 miliardi

Il Tesoro, una volta accantonata l’ipotesi Banco Bpm, ha cercato una sponda in Unicredit, con il numero uno Jean Pierre Mustier che ha però chiarito fin da subito di essere disponibile solo a patto di un impatto zero sul capitale. I soldi pubblici necessari, quindi, sarebbero molti più di quanto ipotizzato. Nonostante i tentativi di rendere Mps il più appetibile possibile, a pesare sono soprattutto i rischi legali, con 10 miliardi di cause ancora aperte, la maggior parte delle quali considerate ad alto rischio di sconfitta.

Mps, è stallo sulla vendita. E lo Stato ci ha già rimesso 10 miliardi

Un numero spropositato di impegni legali per far fronte ai quali, al momento, sono stati messi da parte soltanto 500 milioni. Al momento, stando così le cose, la soluzione più probabile resta quella di spostare dal 2021 al 2022 la scadenza per l’uscita, con la Commissione Europea che non dovrebbe farsi problemi nel concedere una proroga. Soluzione che però non risolve i problemi di una banca che continua a perdere soldi e che continua a costare molto allo Stato: basta aggiungere ai 4,5 miliardi già spesi i 6-7 di rischi ed ecco che il conto supera già i 10 miliardi.

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