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MES: tutto quello che non ci dicono

Il Mes è una fregatura enorme, soprattutto per l’Italia. Ci sono una serie di questioni che stanno passando in sordine e su cui è bene invece accendere una luce. Tre punti su tutti: il costo che ha per il nostro Paese, il costo che hanno i dipendenti e infine l’immunità che verrebbe concessa a persone e beni. Nonostante i soldi gestiti siano pubblici, il fondo si comporta come una normale banca. Tant’è vero che per descrivere il suo “must”, è stato coniato un vero e proprio ossimoro: “solidarietà competitiva”. Così, come la banca eroga un mutuo ipotecando la casa ed espropriandola se non viene restituito, altrettanto il Mes espropria dei propri beni lo Stato che non è in grado di restituire l’importo erogato. E come in una normale Spa il diritto di voto è in proporzione al capitale sottoscritto. Che fine fa la democrazia, quindi? Ma torniamo a noi e ai tre punti da analizzare.

Per la verità non tutto funziona come nelle banche. Infatti i membri del Mes hanno l’immunità penale, civile e amministrativa. Il che peggiora ulteriormente le cose. Infatti, l’operato del MES, i suoi beni e patrimoni ovunque si trovino e chiunque li detenga, godono dell’immunità da ogni forma di processo giudiziario (art. 32). Nell’interesse del MES, tutti i membri del personale sono immuni a procedimenti legali in relazione ad atti da essi compiuti nell’esercizio delle proprie funzioni e godono dell’inviolabilità nei confronti dei loro atti e documenti ufficiali (art. 35). Hai capito…

Le trattative in corso per riformare il Mes si muovono verso uno sbocco ancora più draconiano che ha dato luogo anche in Italia alle polemiche politiche iniziate a fine novembre. Un motivo dei dissapori riguarda la scarsa trasparenza delle procedure. E dietro alla ristrutturazione del debito di ogni singolo paesi si aggirano gli appetiti degli speculatori finanziari, della agenzie di rating. Con 14,3 miliardi di euro già versati e altri 125,4 già sottoscritti, l’Italia è il terzo contribuente dopo Germania e Francia. Avete capito, quindi, quanto ci è già costato questo giochetto? È bene dire “ci” perché a tutti gli effetti quelli sono soldi nostri, di cittadini e contribuenti. Nessuno lo fa presente, ma per l’Italia il fondo ha un costo indiretto di quasi 200 milioni di euro l’anno, come ha calcolato la ricercatrice dell’Istat Monica Montella. Diversamente da quanto era stato propagandato all’atto della sua creazione, il Mes ci costa, eccome.

Veniamo infine agli stipendi. Al 31 dicembre 2018 risultano impiegate 179 persone, Il numero uno del Mes guadagna più di Angela Merkel, per intenderci. Stando alla Welt am Sonntag il direttore del meccanismo europeo di stabilità, ha uno stipendio base di 324mila euro lordi all’anno, a cui vanno aggiunti gli extra, che non sono però calcolabili. A titolo di paragone: lo stipendio base della cancelliera tedesca ammonta a circa 190mila euro. Stipendi elevati anche per gli altri dipendenti dell’Esm. Il personale con funzioni direttive intascano tra i 64mila e i 167mila euro. Gli assistenti e il personale ausiliario guadagna invece tra i 22mila e i 72mila euro. Indovinate chi li paga questi superstipendi? Sempre noi.

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