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Il trucchetto contabile che permette alla Germania di “stampare” soldi

Luigi Marattin definisce una “bufala” la notizia secondo cui la Germania avrebbe stanziato 550 miliardi per l’emergenza coronavirus, perché quelli non sono soldi che caccerà lo Stato tedesco ma solo garanzie che lo Stato tedesco ha attivato a favore della banca pubblica tedesca KfW (l’equivalente della nostra Cassa Depositi e Prestiti), che è stata autorizzata a concedere liquidità alle imprese tedesche in affanno per un ammontare equivalente. Dunque, dice Marattin, non si tratta di spesa pubblica, almeno non nell’immediato, nel senso che lo Stato tedesco dovrà effettivamente tirare fuori i soldi solo se in futuro la banca non dovesse essere in grado di riscuotere dei crediti. (Continua dopo la foto)

Tecnicamente è vero. Dal punto di vista macroeconomico, però, cambia poco. Quello di utilizzare la KfW – che opera a tutti gli effetti come una banca privata – per finanziare l’economia senza impattare sul bilancio pubblico è infatti un trucchetto contabile a cui la Germania ricorre da anni. Come recita un articolo de Il Sole 24 Ore di qualche anno fa, «attraverso la KfW, il governo tedesco canalizza tutta una serie di operazioni – finanziamenti a tassi agevolati a piccole e medie imprese, infrastrutture locali e sociali, export, sviluppo ecc. – che altrove figurerebbero nei conti dello Stato per cifre ingenti». Basti pensare che la banca ha un attivo di quasi 500 miliardi, che se fossero conteggiati nel deficit/debito pubblico tedesco lo farebbero lievitare enormemente. (Continua dopo la foto)

Come si diceva, la KfW è per certi versi simile alla nostra CDP: anche quest’ultima, come la KfW, è all’80% di proprietà dello Stato. E allora non potremmo fare lo stesso anche noi, utilizzando la CDP per iniettare nell’economia tutta la liquidità necessaria senza far pesare tale spesa sul debito pubblico e dunque senza preoccuparci dell’autorizzazione degli strozzini di Bruxelles? Purtroppo no. I debiti contratti dalla CDP, infatti, entrano nel conteggio del debito pubblico italiano; i debiti contratti dalla KfW no. Merito di una regola contabile dello Stato tedesco che esclude dal debito pubblico le società pubbliche che si finanziano con pubbliche garanzie ma che coprono la metà dei propri costi con ricavi di mercato e non con versamenti pubblici, tasse e contributi. (Continua dopo la foto)

Uno dei tanti “trucchetti” che in questi anni hanno permesso alla Germania di sostenere le proprie imprese con centinaia di miliardi e allo stesso tempo di presentarsi come i virtuosi d’Europa. E che oggi permette alla Germania di avere liquidità infinita per combattere il coronavirus mentre noi dobbiamo elemosinare ogni singolo centesimo all’Europa e ai mercati. Ma sbaglieremmo a prendercela con la Germania, che non fa altro che difendere i propri legittimi interessi nazionali. Piuttosto dovremmo prendercela con le élite economiche e politiche italiane che hanno sacrificato il nostro interesse nazionale sull’altare del “sogno” – o meglio dell’incubo – europeo.

di Thomas Fazi

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