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Draghi, Lagarde, Von der Leyen: tutti vogliono la politica fiscale… adesso? Le soluzioni c’erano già!

di Emanuele Oggioni

Le ultime dichiarazioni del neo presidente della BCE Cristine Lagarde, cosi come del suo predecessore Mario Draghi sono piuttosto allineate sul fronte di un’ammissione che le politiche monetarie adottate negli ultimi anni siano state inefficaci nel risollevare stabilmente l’economia europea e siano quindi ora indispensabili degli stimoli di natura fiscale. Draghi nei suoi ultimi interventi pubblici ha dichiarato che “La politica monetaria da sola è insufficiente per far ripartire l’inflazione e la crescita dell’Eurozona” e che “in altre zone del mondo in cui la politica fiscale ha svolto un ruolo di maggiore peso dopo la crisi, la ripresa è iniziata prima e il ritorno alla stabilità dei prezzi è stato più rapido. Gli USA hanno registrato un disavanzo del 3,6% medio dal 2009 al 2018, mentre l’area euro ha registrato un avanzo dello 0,5%”.

Peccato che quando era governatore, per anni, ha sostenuto il contrario, ammonendo i governi a tagliare la spesa pubblica e quindi appoggiando le politiche restrittive con la scusa dei “conti in ordine”. Ha anche spudoratamente mentito, quando ha affermato che gli strumenti fiscali che possono essere scambiati tra privati (e quindi chiamati “moneta fiscale”) sono o illegali (in quanto valuta, che solo la BCE può emettere) o sono debito. Si tratta infatti di una bugia, in quanto riteniamo che Draghi sappia benissimo che esistono molti esempi di mezzi di scambio non emessi dalla BCE (che ha il monopolio solo per quanto riguarda l’emissione delle banconote in euro, non di altro), per i quali non vi è accettazione obbligatoria, e quindi tecnicamente non si tratta di moneta legale. Questi mezzi scambio, sebbene siano di accettazione comune, sono numerosi come le monete locali (in Italia si è ben sviluppato il circuito Sardex, in Svizzera il WIR, nello stato di New York (USA) l’Ithaca, la sterlina di Bristol in UK, la Peche a Parigi), le carte di credito e in generale la moneta elettronica bancaria fino ai buoni pasto (ticket restaurant).

Riguardo al considerare una moneta fiscale emessa dallo stato come debito, invece, anche qui dobbiamo smentire l’ex governatore della BCE, in quanto la sua emissione non comporta un incremento del debito pubblico, secondo la definizione del Maastricht Debt. Infatti, la moneta fiat emessa dallo Stato o da una pubblica amministrazione non può essere considerata una passività perché l’emittente non ha impegni di rimborso. Solo il Maastricht Debt deve essere rimborsato in euro ed è quindi fonte di potenziali turbolenze sui mercati finanziari, rischi d’insolvenza, rischi di ridenominazione eccetera.

L’Italia è stata massacrata per anni da politiche restrittive (avanzo primario prima degli interessi, ossia più tasse che spesa pubblica) che hanno penalizzato i consumi interni, ed accentuato il ciclo economico negativo. La stessa neo presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, aveva dichiarato nella sua prima conferenza stampa che sul patto di stabilità “servono riforme e investimenti. Dobbiamo far sì che possa essere utilizzata” a questo fine “tutta la flessibilità prevista dalle regole. Non è il popolo che serve l’economia, ma è l’economia che è al servizio del nostro popolo”.

Le proposte in Italia ci sono da tempo, tra cui i CCF, i certificati di compensazione fiscale (di recente è stata formalizzata una proposta di legge da parte del Senatore M5S Pino Cabras sul modello proposto dal professor Marco Cattaneo) o il SIRE, il sistema integrato di riduzioni erariali, proposto da Moneta Positiva, associazione facente parte del IMMR (International Movement for Monetary Reform), presente in circa 30 paesi in tutto il mondo. Il presidente di Moneta Positiva Fabio Conditi spiega come la moneta fiscale così concepita non sia altro che una versione più evoluta del sistema di agevolazioni fiscali che lo Stato già utilizza per incentivare gli investimenti, ossia per concedere agevolazioni fiscali ad esempio nelle ristrutturazioni edilizie, riqualificazioni energetiche, adeguamenti sismici, sistemazioni di giardini, acquisto di caldaie, elettrodomestici, arredamenti, ecc… Il vantaggio è che si tratta di strumenti monetari controllati e gestiti dal MEF da immettere nell’economia reale, che sono innovativi, in quanto questi “sconti fiscali” per pagare meno tasse, una volta caricati sul proprio conto corrente fiscale, potranno essere trasferiti tra tutti i cittadini maggiorenni e tutte le aziende che li accetteranno volontariamente.

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