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Crac Popolare di Vicenza, Bankitalia “non ricorda” le baciate. L’ispettore: “Ero confuso”

Si infittisce la rete di sospetti intorno a Bankitalia. Davanti al collegio presieduto da De Stefano (giudici Garbo e Amedoro), Gennaro Sansone, ispettore di palazzo Koch che nel 2012 eseguì una lunga verifica a Banca popolare di Vicenza, ha reso la sua testimonianza. Diego Neri ha ricostruito la giornata su Il Giornale di Vicenza: “Sansone è stato ascoltato proprio durante il maxiprocesso per il dissesto di BpVi, che vede come imputati l’ex presidente Gianni Zonin e gli ex vertici dell’istituto di credito”. La domande delle domande era: perché Bankitalia non segnalò le operazioni baciate in BpVi? Ma Sansone non ha aperto bocca. E fa “sorridere”, perché l’ispettore nel 2016 e nel 2017, quando venne interrogato in procura, aveva raccontato una realtà diversa….

Scrive Neri: “L’ispezione Bankitalia del 2012, racconta Sansone, era concentrata per quello che lo riguardava sui crediti: quelli incagliati, quelli in evidenza, le sofferenze. E i problemi emersero in maniera evidente: era da anni che ‘l’area grigia del portafoglio’ (cioè i fidi che facevano fatica a rientrare) era significativa, raggiungendo il 28% del totale. C’era un ‘degrado progressivo del portafoglio’, annotarono gli ispettori. ‘La banca era cresciuta molto ma senza crescere in redditività, che non copriva i rischi’. Prestava soldi, ma senza guadagnare. Una situazione ‘che metteva a repentaglio la stabilità’, causando una ‘debolezza strutturale’. È in questo ambito, annota Sansone, che chiese la lista dei primi 30 soci di BpVi. ‘Volevamo verificare se avessero situazioni in bonis, o se ci fosse il rischio di incagli'”.

Emergono dunque una serie di società che si erano fatte dare soldi dalla banca per comprare azioni, con le operazioni “baciate”, ma Sansone non se ne accorse. Dalle email “risulta che gli ispettori – scrive Neri – si concentrarono su alcune pratiche: quelle di baciate per importi molto elevati, in cui finanziamenti e acquisti erano pressoché contemporanei”. Chiede a questo punto il pm: “Non è mai stato accennato che la banca si accordasse con i clienti per comprare azioni finanziate?”. Ed è qui che iniziano le contestazioni, i “non ricordo”, i “non posso confermare quanto ho detto tre anni fa”. Perché? “Mai sentito parlare di operazioni del genere”, precisa, anche se nel 2017 disse il contrario.

Gli imputati sono accusati di aver ostacolato l’attività di Bankitalia, e invece Marin e il suo vice Claudio Ambrosini hanno sempre dichiarato di aver sottoposto agli ispettori le baciate, per fare chiarezza su quel sistema che loro non approvavano e per avere risposte attraverso dei rilievi. Scrive Neri: “Sansone lo nega, anche quando gli vengono lette le trascrizioni di alcune intercettazioni telefoniche in cui parla con i colleghi delle baciate. ‘Il nostro mandato era preciso e riguardava i crediti’. Sansone sottolinea anche che il clima dell’ispezione gli era parso sereno, e l’atteggiamento dei funzionari della banca ‘leale'”.

Prima della fine dell’udienza, c’è tempo per le polemiche in aula: le difese volevano acquisire copia dei verbali degli interrogatori di Sansone, ma la procura si è opposta. Ma perché davanti ai pm qualche anno fa Sansone aveva riferito particolari che oggi non ricorda o che non può confermare? “Sono arrivato a quegli interrogatori confuso, e anche impreparato sull’argomento”. E ti pareva…

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