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Zambon: “Ho lasciato l’Oms senza Tfr, oggi vivo con mia mamma”

Fino a pochi mesi fa Francesco Zambon ricopriva il ruolo di ricercatore per l’Organizzazione mondiale della Sanità. Una carriera, la sua, che ha però conosciuto una svolta improvvisa al momento di realizzare un dossier diventato tristemente famoso, quello che evidenziava come l’Italia non avesse un piano sanitario da seguire al momento dell’arrivo del Covid-19 nel nostro territorio. Un documento che gettava imbarazzo sull’operato del ministero della Salute e del governo e che per questo era stato fatto sparire in fretta e furia dal potentissimo Ranieri Guerra, direttore vicario della stessa Oms ed ex membro del Comitato tecnico-scientifico, il team di esperti ai quali la politica affida da oltre un anno e mezzo le proprie decisioni in tema sanitario.

Zambon era ricercatore capo della sede regionale del Veneto dell’Oms, ed era stato subito massacrato dai vertici dell’Organizzazione, su tutti il già citato Ranieri Guerra, semplicemente per aver fatto il proprio lavoro. Con tanto di minacciose mail per ottenere l’immediata cancellazione del dossier, che sarebbe poi ricomparso dopo un grottesco tentativo di camuffamento: il piano pandemico italiano, rimasto fermo al 2006, era stato fatto passare per un testo del 2016. Tutto era rimasto immutato, a leggere all’interno: soltanto la data era stata artificiosamente modificata.

Per Zambon, a quel punto, non era rimasto altro da fare che rassegnare le dimissioni e lasciare l’Oms, dopo le pressioni ricevute e le ingiustizie subite. Oggi, come raccontato dal Corriere della Sera, l’ex ricercatore è diventato scrittore e partecipa a numerose conversazioni sull’argomento anche organizzate dal gruppo Facebook che porta il suo nome, “tutti con Francesco Zambon”, che ha raggiunto circa 9mila iscritti. Una di questa manifestazioni è in programma nei prossimi giorni in campo San Geremia a Venezia in contemporanea con Napoli.

Obiettivo degli incontri è sostenere il ricercatore che di fatto dopo essersi esposto in prima persona, come raccontato in queste ore in una intervista al Corriere del Veneto, è rimasto solo dal punto di vista scientifico, professionale ed economico. Zambon, nel lasciare l’Oms, ha dovuto rinunciare al Tfr (così come previsto da una delle clausole del contratto di lavoro dell’organismo internazionale) e oggi spiega: “Sono tornato a vivere con mia madre. Avevo comprato casa a Venezia, accendendo un mutuo. Ma non essendo miliardario e dovendo pagare un mutuo, ho dato in gestione la casa ad una agenzia che l’affitta ai turisti. Rimettermi in gioco? Magari nel management sanitario, visto che è escluso che possa lavorare ancora per l’Oms, magari accostando il settore alla musica essendo diplomato in pianoforte”.

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