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Vitalizi, la Casta ha vinto: 700 politici li riprenderanno (e pure con gli arretrati)

Il Tempo lo aveva annunciato il 5 gennaio, Il Fatto Quotidiano lo ha confermato e rilanciato oggi: la Casta ha vinto, e così 700 politici torneranno a prendere il vitalizio, compresi gli arretrati. Lunedì sera, gli ex deputati Massimo Teodori e Giuseppe Gargani, assistiti dall’avvocato Maurizio Paniz, hanno infatti vinto la loro battaglia: riavranno i loro assegni fino all’ultimo centesimo. La sentenza prevede il ripristino dei vitalizi come sempre stati: senza alcuna decurtazione imposta dal ricalcolo su base contributiva in vigore dal 1 gennaio 2019. Come scrive Il Fatto, “a decidere è stato l’organo di ‘giustizia’ interna di Palazzo Madama, di cui Giacomo Caliendo è ai vertici, un forzista designato dalla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. Con Caliendo anche Cesare Martellino, amico di vecchia data del capo di gabinetto di Nitto Palma. Neanche a dirlo anche lui tra gli ex senatori che beneficeranno della decisione della commissione”.

Il conto da pagare per il Senato – scrivono Il Tempo e Il Fatto – è alto: 22 milioni all’anno che riprenderanno a essere erogati ai senatori fuori corso a cui verranno restituiti pure gli arretrati! Perché la commissione Caliendo (di cui fanno parte oltre ai due membri laici Martellino e Alessandro Mattoni anche i senatori Simone Pillon della Lega e Alessandra Riccardi del M5S) ha già pronto il suo verdetto nonostante l’istruttoria si sia conclusa appena poche ore fa. “La delibera del 2018 con cui il Senato si è adeguato ai tagli imposti mesi prima dalla Camera sarà cancellata, perché è un intervento “non in linea con gli insegnamenti della Corte Costituzionale” perché, per la commissione Caliendo, il vitalizio sarebbe equiparabile alla pensione.

“Il vitalizio ha una connotazione previdenziale, quanto meno prevalente che lo rende soggetto alle regole e ai principi affermati dalla Corte Costituzionale… che ammette che tali trattamenti possano essere modificati solo a certe condizioni e ponendo limiti a mutamenti peggiorativi”. In soldoni vuol dire che il Senato, se proprio lo vorrà, potrà al massimo pretendere dai suoi ex inquilini un contributo più ‘ragionevole’ del taglio oggi in vigore e che sia soprattutto limitato nel tempo.

I giudici-senatori avrebbero anche chiarito che la riduzione dell’assegno non può essere superiore al 20% dello stesso. Non è possibile, quindi, “falciare” la somma che incassano gli ex come previsto dalla delibera approvata dall’ufficio di presidenza. La Casta ha vinto ancora, vince sempre. Senza pudore, senza vergogna.

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