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I vaccinatori arrivano nelle scuole. Il piano per mettere le mani sui ragazzi

Pubblicato il 19/08/2021 14:46 - Aggiornato il 19/08/2021 15:27

Nell’estate in cui il numero di morti e di contagi a causa del Covid-19 fa segnare una brusca impennata, con numeri superiori a un anno fa quando i vaccini non erano ancora però disponibili, ecco che i farmaci sbarcano nelle scuole. A Torino, infatti, la somministrazione avverrà direttamente tra i banchi, con il liceo Gioberti che ha comunicato di aver aderito alla proposta dell’ospedale Mauriziano, dopo il sì già annunciato dal Convitto Umberto I e dal liceo D’Azeglio.

I medici del Mauriziano, che in passato si erano recati nelle carceri per sottoporre a vaccinazione i detenuti, entreranno così direttamente a scuola, con tanto di dosi e siringhe. All’estero delle strutture, hanno fatto sapere i dirigenti scolastici degli istituti coinvolti, saranno presenti delle ambulanze pronte ad accendere le sirene in caso di malori degli studenti. L’ennesimo affondo del governo in una campagna martellante, che cerca da masi di convincere tutti gli italiani ad accettare il vaccino, non fosse altro per vivere una vita normale, senza restrizioni imposte dall’alto.


“Pensiamo a circa 500-600 ragazzi – ha spiegato Carlo Macchiolo della direzione sanitaria dell’ospedale torinese – Sono mille gli studenti, ma pensiamo che il 40 per cento possa essere un numero realistico. Qualcuno non vorrà farlo, altri si saranno già vaccinati in questi giorni”. Il vaccino utilizzato sarà Pfizer, con dosi preparati nella farmacia della struttura il giorno dell’appuntamento. Al liceo classico D’Azeglio, come rivelato da Repubblica, sarà l’aula magna a trasformarsi in un hub.

Una scelta che arriva mentre l’incertezza sugli effetti dei farmaci sui giovani continua: da un lato si temono effetti indesiderati, dall’altro si dubita, numeri alla mano, dell’efficacia degli attuali vaccini, soprattutto di fronte alla cosiddetta variante Delta. Interrogativi che hanno spinto, per esempio, il Regno Unito a optare per la somministrazione solo per quei ragazzi messi a rischio da situazioni di salute particolare. Campanelli d’allarme che, però, il governo italiano continua a non voler ascoltare.

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