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Vaccini, medici e infermieri pronti allo scontro: “Non rinunciamo alla libertà”

Dati sui contagi e sui decessi in netto calo, l’arrivo dell’estate a dare manforte con temperature alte che favoriscono l’attività all’aperto e ostacolano la circolazione del virus. Ma sopratuttto l’incertezza che continua a regnare sovrana sui vaccini, dei quali gli stessi scienziati faticano a stabilire efficacia e rischi. E così medici e infermieri hanno deciso di dire basta, ribellandosi all’obbligo di vaccinazione che il governo ha deciso di imporre loro, rivendicando la libertà di scegliere autonomamente se sopporsi o meno alla somministrazione.

Vaccini, medici e infermieri pronti allo scontro: "Non rinunciamo alla libertà"

Il caos AstraZeneca è stato l’ennesima conferma del caos totale in cui ci troviamo ormai da mesi: prima il farmaco anglo-svedese è stato protagonista di Open Day aperti ai più giovani e annunciati trionfalmente dal governo, poi fermato in fretta e furia dopo la drammatica morte della 18enne Camilla Canepa, colpita da una trombosi poco dopo la vaccinazione. Con l’idea, in mancanza di alternative, di somministrare ora un prodotto diverso a chi, nel frattempo, ha ricevuto la prima dose di AstraZeneca. Ipotesi che divide gli stessi scienziati.

Medici e infermieri, in tutto questo, sono costretti a combattere con chi vorrebbe obbligarli alla vaccinazione. In caso contrario, sospensione dello stipendio, trasferimento di reparto e ferie forzate. La protesta di chi non è disposto a cedere, però, non si ferma, al grido di “Meglio morire di fame che di vaccino”.

La Stampa ha raccolto la testimonianza di una donna 50enne che lavorava come operatrice socio-sanitaria in una Rsa privata vicino a Ivrea, in Piemonte. Da due mesi è stata sospesa dal servizio e lasciata a casa senza stipendio: “La metà delle colleghe non voleva, ma poi per paura hanno ceduto, io sono l’unica ad aver resistito. Il vaccino fa male, non è sperimentato, la lista dei morti è molto più lunga di quanto ci dicono. Hanno provato a convincermi a vaccinarmi, per tornare a lavoro, ma io non ci penso nemmeno”. Il record di rifiuti spetta all’Emilia-Romagna, Regione dove al momento oltre 14 mila operatori sanitari ha rifiutato la vaccinazione.

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