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Vaccini, i conti non tornano: le incongruenze dei rapporti Aifa

In un mondo in cui mettere in discussione l’operato del governo sul fronte sanitario è diventato ormai impresa impossibile, con il rischio di essere tacciati in fretta e furia come pericolosi “no vax” da emarginare, i giornali asserviti a Mario Draghi si trovano puntualmente alle prese con una grossa gatta da pelare: la pubblicazione dei rapporti dell’Agenzia italiana del farmaco, l’Aifa. Negli aggiornamenti, ecco infatti saltar fuori sempre nuovi dati sulle reazioni avverse causate dai vaccini. Numeri che, però, chi obbedisce fedelmente alla dittatura sanitaria deve cercare a tutti i costi di nascondere, sminuire, contestare.

Vaccini, i conti non tornano: le incongruenze dei rapporti Aifa

Se prendiamo per esempio l’ultimo anno, a partire dalla fine di agosto 2020, ecco che la Rete nazionale di farmacovigilanza ha ricevuto 91.360 segnalazioni, a fronte di 76.509.846 somministrazioni effettuate. AstraZeneca risulta il farmaco accompagnato più spesso da reazioni avverse, con una media di 180 ogni 100mila dosi, seguito da Pfizer (113 ogni 100mila). Nell’86,1% si tratta di problemi lievi riscontrati dai pazienti dopo la vaccinazione, nel 13,8% parliamo invece di conseguenze gravi.

Una percentuale bassa? Non così tanto. E soprattutto, a preoccupare è il fatto che sia in crescita. Nel secondo rapporto sui vaccini pubblicato dall’Aifa, i casi avversi di grave entità segnalati dopo la somministrazione erano infatti il 6,1%, un dato che è quindi oggi più che raddoppiato. Complessivamente, le persone che hanno avuto problemi seri sono in Italia 12.600, delle quali oltre 3.000 dichiara di non aver ancora superato le complicazioni di salute insorte dopo la prima o la seconda dose.

Dati, quelli dell’Aifa, che oltre a sottolineare ancora quanta attenzione sarebbe necessaria intorno ai vaccini, evidenziano anche qualche discrepanza difficile da spiegare. Le segnalazioni di eventi avversi tra i giovanissimi, per esempio, sono molto basse (22 ogni 100 mila dosi somministrate) e c’è la sensazione che i ragazzi tendano a non rendere note le conseguenze del vaccino sulla loro salute, nonostante i tanti dubbi degli scienziati proprio sull’opportunità di vaccinare quella fascia compresa tra i 12 e i 19 anni.

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