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«Togliamo i guadagni alle aziende», il vicepresidente della Commissione svela il vero volto dell’Europa

Pubblicato il 09/09/2022 19:13 - Aggiornato il 09/09/2022 19:14

Il profilo da prendere in esame è quello di Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione europea con delega all’ambiente. Parla italiano, tifa Roma, si mette in tasca 25.000 euro netti al mese più bonus e spese prelevati dalle tasche dei contribuenti e potrebbe abitare solo nella Ztl. Questo è il “simpatico” quadretto disegnato da La Verità nell’edizione odierna. Ma come mai tutta questa attenzione verso questo controverso personaggio? Cerchiamo di spiegarne i motivi.
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A scatenare le polemiche è stata un’intervista che Timmermans ha rilasciato a la Repubblica. Il vicepresidente della Commissione è esattamente il prototipo dell’elettore del Pd: portafoglio a destra e cuore a sinistra. L’olandese, infatti risulta essere – tra gli altri – molto amico delle multinazionali con sede legale tra i tulipani per non pagare tasse sugli utili, mentre nel frattempo sembra avere l’obbiettivo di sovietizzare Bruxelles. Timmermans vuole tassare tutto, chiudere in casa la gente, desertificare i campi e ammazzare le vacche per aiutare l’ambiente, mandare tutti a piedi per non avere a che fare col gas. L’esproprio dei profitti è la sua specialità, ma non si cura del fatto che la borsa di Amsterdam sia proprio il covo della speculazione gas.
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Secondo Timmermans, bisogna mobilitarsi «contro i sovranismi», come ha dettato a Repubblica, «che ci fanno arretrare di trent’anni perché, al di là di quello che dicono ora, sono sempre contro l’Europa». Questo strano personaggio è nato a Maastricht, cattolico quanto basta per andare d’accordo con Erico Letta, capo del Partito del lavoro (degli altri, fa notare La Verità) e sodale di Nicola Zingaretti, a cui volò a dare una mano alla chiusura della campagna elettorale delle europee inneggiando dal palco di Milano a un continente socialista. Secondo Timmermans «Putin ha capito che può influenzare la democrazia con gli strumenti della democrazia. Noi stiamo difendendo la democrazia e non soltanto l’Ucraina. Il Cremlino punta ad avere i suoi amici dappertutto».
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La personalissima lotta di Frans contro il sovranismo raggiunge livelli mai visti prima: «Il polacco Kaczynski, ad esempio, è contro la Russia, ma anche contro Bruxelles e contro le istituzioni europee. I sovranisti non tollerano di fare le cose insieme». Appunto. Peccato che il vicepresidente della Commissione predichi bene ma razzoli molto, molto male. Non una parola sulla sua cara Olanda, che non solo frega gli altri Paesi Ue sulle tasse, ma si tiene anche ben stretto il suo mercatino del gas, con cui favorisce la speculazione che sta mettendo in ginocchio l’intero continente. Ma cosa conta tutto questo di fronte agli esercizi di moralità dei “compagni” progressisti?
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Bisognerebbe che l’Italia ponesse a Bruxelles la questione dell’ingerenza nei nostri affari interni. E bisognerebbe anche porre altre domande al signor Timmermans. Domande che Repubblica, ovviamente, non fa. Come mai difende il Nutriscore, l’etichetta a semaforo che distrugge il nostro agroalimentare, perché impone i vermi, il latte e la carne sintetica? Non sarà perché queste start up del cibo finto finanziate coi soldi europei stanno tutte in Olanda? Come mai col Farm to fork vuole distruggere l’agricoltura italiana? Persino Paolo De Castro, eurodeputato del Pd, di fronte alle proposte del compagno Frans sui pesticidi ha detto: «L’esecutivo Ue pare colto da un attacco di schizofrenia».
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Il che è tutto dire. Timmermans è lo specchio dell’attuale Unione europea: va a braccetto con l’ecodittatura, vuole costringere gli europei a stare al freddo, s’inventerà il «cold pass» sulla scorta della schedatura di massa del green pass anti Covid per rispettare «l’obbiettivo obbligatorio di diminuzione del consumo di energia» e poi tante tasse. Lui e la Von Der Leyen ripetono all’unisono: «Sono tempi difficili e non finiranno presto. Ma se dimostreremo unità li supereremo». Purché non tocchi all’Olanda pagare. Come al solito, in Europa gli unici europeisti per imposizione siamo noi. Gli altri badano soltanto ai loro interessi.

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