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Strage in Russia, i conti non tornano: tutti i buchi della “versione ufficiale”. E il giallo si infittisce

Pubblicato il 25/03/2024 08:50

In questi giorni stanno avvenendo le ricostruzioni di quanto accaduto nell’attentato a Mosca. E, come era prevedibili in questo tesissimo clima di guerra, piovono accuse incrociate. C’è chi sostiene che siano stati gli ucraini, chi gli americani e gli ucraini insieme, chi gli israeliani e chi, addirittura, che i russi abbiano in qualche modo fatto sì che questo attacco avvenisse. Il perché è tutto da ragionare. Ma facciamo ordine. Jacopo Iacobini, su LaStampa, ha provato a fare luce sui troppi buchi di questa vicenda, a partire dalle dichiarazioni sospette degli apparati di sicurezza russi. Per questo risulta difficile credere del tutto alla loro versione, la cosiddetta “pista ucraina”. Primo aspetto: è nota a tutti l’elevata sicurezza in Russia la massiccia presenza in ogni luogo di agenti. Ebbene, nell’attacco al Crocus non c’era un solo poliziotto nei paraggi, a detta unanime dei testimoni superstiti. Non solo, e questo è l’aspetto più particolore: le forze di sicurezza russe – secondo diverse fonti convergenti – sono arrivate sul posto tra i 35 e i 45 minuti dopo l’inizio degli spari. Restiamo sulle tempistiche… (Continua a leggere dopo la foto)
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I terroristi in 18 minuti sono quindi stati lasciati liberi di compiere tutto. Come commenta Iacobini “a Mosca se fai un innocuo picchetto anti-guerra, in un secondo ti portano via”. E poi, come ha rivelato Mash, un canale molto informato sugli apparati, le porte del Crocus erano tutte chiuse dall’interno tranne una, il che ha reso la sala una trappola mortale. La Russia sostiene che i terroristi hanno provato di nascondersi in Ucraina. Scrive Iacobili: “Ma alle 9 di mattina di ieri ora di Mosca, Baza – altro canale vicinissimo alle agenzie di sicurezza – aveva riferito che l’auto con i sospetti era stata fermata vicino al villaggio di Teply – regione di Bryansk, ma a soli 16 km dal confine con la Bielorussia. Peraltro: qual posto peggiore per fuggire che il confine più militarizzato attualmente di tutta la Russia? Non sta in piedi”. La targa dell’auto ricercata, spacciata inizialmente per ucraina, era in realtà una foto tagliata di una targa bielorussa. (Continua a leggere dopo la foto)

Infine, altre cose che non tornano: i sopravvissuti alla strage hanno riferito che nessuno li aiutava, neanche all’esterno; il Crocus City hall, in una buona parte, non era nemmeno accatastato come edificio completato, e quindi soggetto a verifiche anti-incendio: come hanno potuto mettere lì, proprio quel giorno, più di 6mila persone per un concerto? Infine, la provenienza dei terroristi, dai database emergono viaggi, multe, auto registrate, stazionamenti e lavori in Russia. Nessuno di loro avrebbe traccia ucraina. Il mistero è ancora tutto da scoprire.

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