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Storia di Giorgia Meloni: partita dall’1,96%, ora governa l’Italia

Pubblicato il 26/09/2022 10:55

Una lunga corsa, quella di Giorgia Meloni, che nei prossimi giorni si insedierà a Palazzo Chigi per diventare il primo premier donna nella storia d’Italia, succedendo a Mario Draghi. Il coronamento di un percorso iniziato tanti anni a fa e, inizialmente, molto in sordina: il primo confronto con le urne di Fratelli d’Italia, dopo la dissoluzione del Popolo delle Libertà, non era stato infatti delle migliori, con l’1,96% conquistato nel 2013. Numeri non proprio esaltanti ma che, grazie alla legge elettorale dell’epoca (il “Porcellum”), permisero a Meloni di conquistare nove senatore come “primo partito tra quelli sotto la soglia”.

Senza quel paracadute, forse, quel tentativo di costruire un’alternativa nel bocco di centrodestra sarebbe morto sul nascere. Anche perché alla successive elezioni europee del 2014, il risultato fu ancora deludente: 3,7%, sotto la soglia del 4%. Poi la corsa a Roma nel 2016, con un discreto successo personale che non permise però a Meloni di andare oltre il terzo posto, non centrando l’obiettivo ballottaggio. E nel 2018, appena quattro anni fa, il 4,3% alle elezioni politiche che avevano segnato, di contro, l’affermazione di Matteo Salvini e del M5S.

Proprio da lì, da un risultato elettorale che sembrava confinare Meloni al ruolo di parte debole della coalizione, iniziò invece l’ascesa di Fratelli d’Italia. Il 6,4% alle elezioni successive, in un momento particolarmente delicato per il partito, salvò la leadership di Giorgia, come raccontato da Antonio Polito sulle pagine del Corriere della Sera: “I sondaggi non ci davano la certezza di farcela. Io avevo deciso di mollare: se non avessi superato la soglia mi sarei fatta da parte, spazio a qualcun altro. Nella vita devi prendere atto quando una cosa che hai fatto non funziona”.

Dal rischio dimissioni al rilancio, complici gli errori del leader di centrodestra Salvini e un crescente clima di insoddisfazione da parte degli italiani verso il governo Conte prima e Draghi poi. Con numeri incredibili: dal 4% al 26%. Le Figaro ha sintetizzato così il segreto del successo di Meloni: “Chiedendo ai cittadini in piazza quale proposta in particolare li avesse convinti, nessuno rispondeva. Ci pensavano un po’ e dicevano: la voto per la coerenza”.

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Si possono avanzare molte ipotesi su come abbia fatto una giovane donna, sicuramente una professionista della politica, ne mastica fin da ragazza, ma tutto sommato senza una grande storia alle spalle (famiglia modesta, studi fermi al diploma, un immaginario fantasy-fiabesco da «generazione Atreju») a salire dal 4% al 26% in cinque anni. La mia risposta preferita è quella che mi ha suggerito qualche giorno fa un inviato del giornale francese Le Figaro. Lui è andato tra la gente per strada, e a tutti coloro che avrebbero votato Giorgia ha chiesto: che cosa vi ha convinto? Quale proposta nel programma, quale promessa? Nessuno ne ricordava nessuna. Ci pensavano un po’, e poi concludevano: la voto per la coerenza.

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