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L’altro segreto di Speranza: il ministero vieta la visione dei verbali dalla Task Force

Mentre in Italia si fa sempre più cospicuo il fronte che chiede le dimissioni del ministro Speranza, con il leader di ItalExit Gianluigi Paragone in prima fila, continuano di giorno in giorno a emergere nuovi particolare inquietanti sulla gestione della pandemia in Italia da parte di Speranza e del suo dicastero. Delle vicende legate a Ranieri Guerra abbiamo già detto molto e se ne sta occupando la Procura di Bergamo, oggi invece ci concentriamo su un altro “segreto” del ministero: ossia i verbali della Task Force che non vogliono tirare fuori. Un altro segnale dell’assenza totale di trasparenza in tutta questa storia. (Continua a leggere dopo la foto)

IlGiornale.it ha avuto accesso ai vari atti, a partire dal novembre del 2020, quando Galeazzo Bignami e Marcello Gemmato, deputati FdI, bussarono alla porta di viale Lungotevere Ripa 1 per ottenere “copia di tutti i verbali della task force”. Scrive Giuseppe De Lorenzo: “Tempo dopo, il dicastero rispose picche: non ve li diamo, perché non si tratta di robe ufficiali ma di un ‘tavolo informale’. Sollecitato di nuovo, l’ignoto dirigente dell’Ufficio di Gabinetto ribadì nuovamente che le ‘minute’ e ‘gli scritti informali’ prodotti in quelle riunioni sono solo ‘resoconti riepilogativi’ Niente di serio, insomma”. (Continua a leggere dopo la foto)

La questione è ovviamente collegata al terremoto di questi giorni che circonda Speranza, il quale resta però incollato alla sedia e ribadisce di non volersene andare. Scrive ancora De Lorenzo: “Lo stralcio di uno dei verbali della task force emerse a gennaio quando i pm inviarono la guardia di Finanza al ministero con in mano un decreto di perquisizione locale e informatica. Si tratta del ‘resoconto del 29 gennaio’ e ad attirare l’attenzione dei magistrati furono in particolare ‘le dichiarazioni verbalizzate’ di Giuseppe Ippolito, direttore dello Spallanzani, il quale aveva evidenziato l’opportunità ‘di riferirsi alle metodologie del Piano pandemico di cui è dotata l’Italia e di adeguarle alle linee guida appena rese pubbliche dall’Oms'”. Ed eccoci qua. (Continua a leggere dopo la foto)

È lecito dunque chiedersi cos’altro si potrebbe trovare in quei verbali, e perché il suggerimento di Ippolito cadde nel vuoto? Scrive ancora Il Giornale: “Per l’avvocatura il diniego alla pubblicazione deriva dal fatto che ‘non esistono’ verbali sulla task force. Possibile? Sì. Pare infatti che negli archivi ci siano solo ‘resoconti informali, con allegato l’elenco dei presenti acquisito nel corso della riunione’. Di più: anche l’attività stessa del gruppo era ‘un tavolo di consultazione informale del ministro’. In pratica, una nube inconsistente. Cioè: questi cervelloni decidevano le sorti sanitarie del Paese, e lo facevano informalmente? Come si sta al bar a chiacchierare della moviola? Addirittura, spiega l’avvocatura, non v’era neanche un ‘decreto ministeriale istitutivo’ che ne disciplinasse ‘formalmente l’attività’ o ne scandisse ‘tempi e modalità di procedimento'”. Ecco chi ha deciso le nostre sorti, dunque. Una struttura non legittimata e di cui non esisterebbero verbali. (Continua a leggere dopo la foto)

L’avvocatura ci tiene a precisare che questa “informalità” nulla toglie “all’importanza dell’attività svolta dalla task force”. E certo, attacca Il Giornale: “In fondo ha giusto monitorato l’evolversi dell’epidemia e aiutato Speranza a individuare le misure da adottare. Un esempio? È grazie alla sua ‘consulenza’ se il ministro ha deciso di chiedere il 31 gennaio 2020 la dichiarazione dello Stato di emergenza. Mica robina da niente. In realtà, ovviamente, delle carte esistono. Ma il ministero non intende mostrarle. Chiara la trasparenza? Inoltre mancano l’intestazione, la data, la firma, il protocollo interno e via dicendo. Sintesi: non essendo ‘documenti amministrativi’ veri e propri, il ministero non intende fornirli a chi li richiede. Amen”. (Continua a leggere dopo la foto)

E allora sorgono altre domande: se non si tratta di atti ufficiali, cosa sono? Il ministero faceva riunioni fondamentali per la risposta italiana al coronavirus e redigeva delle minute, non le firmava e neppure le protocollava? Speranza dovrebbe fare due cose: dare spiegazioni su tutto questo e due secondi dopo dimettersi.

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