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Scuola, caos sulla presenza in aula dei “figli dei lavoratori essenziali”

Non c’è pace per un settore della scuola sempre più nel caos, con i disagi a carico delle famiglie italiane che sembrano moltiplicarsi di settimana in settimana. L’avvento del governo Draghi al posto del Conte bis non ha risolto i problemi, anzi, con l’ultimo weekend che ha fatto registrare un clamoroso cambio di regole in corsa: fino a domenica 7 marzo i presidi sapevano di dover accogliere gli alunni in aula, poi una nota del capo di Gabinetto del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha dato invece indicazione di rimandarli a casa. Didattica a distanza, con la sola eccezione degli alunni con bisogni educativi speciali.

Scuola, caos sulla presenza in aula dei "figli dei lavoratori essenziali"

Bianchi, di fronte alle richieste delle Regioni, ha preferito fermare tutto in attesa di ulteriori approfondimenti. Tra qualche giorno, dunque, potrebbero esserci di nuovo indicazioni sul ritorno a scuola, ma vista l’agitazione all’interno del Comitato tecnico-scientifico e del ministero della Salute, niente è scontato. Nel frattempo, però, le scuole sono piombate nella più totale confusione: una circolare del 4 marzo del capo dipartimento Max Bruschi, infatti, sottolineava come dovesse essere garantita la frequenza “degli alunni e studenti dei figli di personale sanitario o di altre categorie di lavoratori, le cui prestazioni siano ritenute indispensabili per la garanzia dei bisogni essenziali della popolazione”.

Scuola, caos sulla presenza in aula dei "figli dei lavoratori essenziali"

Come stabilire quali alunni appartengano a queste categorie? Ogni scuola ha iniziato a cercare una soluzione per conto proprio. Qualcuno ha definitivo delle professioni precise, altre hanno accolto tutti i richiedenti. In ogni Regione si è andati incontro al caos. La Lombardia, per esempio, ha lasciato margine di azione ai presidi, lasciando che fossero loro a desidere. In Piemonte prima si è chiesto di accogliere solo i ragazzi con disabilità, poi si è corsi ad allargare l’ingresso in aula anche ai figli di lavoratori essenziali. Il Friuli-Venezia Giulia ha chiesto chiarezza al governo, anche perché c’è il problema della privacy che teoricamente impedisce di indagare sulle famiglie degli alunni per capire chi svolge lavori essenziali e chi no.

Un disastro che ha tra l’altro aperto una querella tra il titolare dell’Istruzione Bianchi e il suo predecessore, la disastrosa Lucia Azzolina. Con i sindacati ad attaccare quest’ultima per la paternità della direttiva e l’ex ministra a difendere la sua scelta: “Nel governo Conte due avevamo garantito la presenza in aula dei figli dei key workers”. Con un enigma che resta però attuale: a chi spetta stabilire l’essenzialità o meno di una professione? Misteri che, nel passaggio da Conte a Draghi, restano irrisolti, mentre le famiglie continuano a disperarsi.

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