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Scandalo mascherine, l’ex commissario Arcuri indagato per peculato

Medici e infermieri chiamati a indossare mascherine per combattere il Covid in prima linea senza sapere, però, che quei dispositivi acquistati a peso d’oro dalla Cina erano in realtà inefficaci. Uno scandalo che si allarga settimana dopo settimana, con tanto di prove raccolte dalla procura di Gorizia in questi giorni: la metà dei dispositivi che la struttura commissariale di Domenico Arcuri aveva comprato poco dopo l’esplosione della pandemia di Covid in Italia non erano buoni, uno su due non filtrava a sufficienza. I documenti turchi che ne attestavano la conformità alle direttive Ue non erano altro che contraffazioni.

Sotto inchiesta sono finiti dodici interi lotti di mascherine Ffp2 e Ffp3, al vaglio dei tecnici di due laboratori italiani a Torino E milano. Dagli esami, diversi campioni sono risultati con capacità filtranti “anche dieci volte inferiori” agli standard. I dispositivi, 250 milioni in totale, erano stati acquistati dal Commissario Domenico Arcuri, validati dal Comitato tecnico scientifico e poi distribuiti nelle Asl di tutta Italia. Come rivelato da Repubblica, le direzioni generali regionali stanno ora inviando circolari urgenti a enti pubblici e privati del Sistema sanitario, ai governatori, agli assessori, per bloccare la circolazione sul proprio territorio di quei prodotti, potenzialmente pericolosissimi in quanto incapaci di proteggere chi li indossa.

Questo l’elenco dei lotti contenuto nel decreto di sequestro dei pm di Gorizia: facciale Scyfkz N95, facciale Unech KN95, facciale Anhui Zhongnan, facciale Jy-Junyue, facciale Wenzhou Xilian, facciale Zhongkang, facciale Wenzhou Husai, mascherine filtranti Wenzin della Tongcheng Wenzin, mascherine Bi Wei Kang della Yiwu Biweikang, facciale Simfo KN95-Zhyi-Surgika (quest’ultima con sede nell’Aretino), facciale Wenzhou Leikang, facciale Xinnouzi della Haining Nuozi Medical Equipement. Impossibile stabilire con certezza quanti siano stati utilizzati da persone ignare del rischio. Uno scandalo che nel frattempo, secondo quanto riportato da La Verità, ha visto l’ex commissario Domenico Arcuri finire iscritto nel registro degli indagati, con l’accusa di peculato.

Tra le sciagurate operazioni portate a termine da Arcuri c’era infatti anche l’acquisto di 800 milioni di mascherine prese da tre diversi consorzi cinesi. Alcune delle quali non conformi agli standard di sicurezza, come già evidenziato. E pagate 1,25 miliardi di euro, più del prezzo di mercato. Il commissario ha sempre sostenuto di essere stato tratto in inganno dai mediatori dell’affare, tra i quali il giornalista Mario Benotti, che si sarebbero arricchiti non poco nella vicenda. La sua posizione, però, secondo La Verità ùè al vaglio della Procura, che ha ipotizzato il reato di peculato.

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