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La bufala delle ambulanze davanti ai pronto soccorso. No, non è colpa di chi non si vaccina

La pandemia continua a non insegnare nulla. Dopo 30 anni filati di tagli alla sanità pubblica, l’Italia continua su questa strada, anche in piena emergenza. E per giustificare questa mancanza e la drammatica carenza di personale sanitario, si scarica la colpa sui non vaccinati. Se ci sono file nei pronto soccorso, non è per colpa di chi non si sta vaccinando (perché la stragrande maggioranza dei positivi sono proprio tra i vaccinati, visto che si è toccata quota 90% di vaccinati) ma del personale che manca e delle strutture non idonee. Nel pieno della quarta ondata, con una media di 800-1000 tra infermieri e medici che si infettano ogni 24 ore, gli ospedali italiani rischiano il corto circuito. (Continua a leggere dopo la foto)

E mentre nelle prossime ore, dati alla mano, potrebbe esserci un nuovo netto peggioramento del picco dei contagi degli operatori sanitari, la situazione degli ospedali italiani racconta di una vera e propria paralisi in atto. A riferirlo è Nursing Up, ripreso da Affari Italiani, che ha aperto un’indagine sindacale dopo le numerose e preoccupanti segnalazioni giunte dalla sanità romana. “In questo marasma – scrive nel comunicato il sindacato- i nostri operatori sanitari sono entrati nel vivo di un nuovo periodo buio, tremendamente complesso da gestire. Un nuovo tunnel, come se a nulla fossero serviti i due anni di pandemia che abbiamo alle spalle”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Attraverso i nostri referenti locali riceviamo le continue segnalazioni di tanti colleghi impegnati nei pronto soccorsi romani, che in questo momento ci raccontano di vere e proprie bombe ad orologeria pronte ad esplodere”. Un quadro da “film horror”, tra turni massacranti, carenza di personale all’acme, con sempre più personale infettati e costretto a rimanere a casa ogni 24 ore, reparti ordinari convertiti in fretta e furia in aree Covid, si legge nella nota. “Ciò che ci viene messo in evidenza è l’amara realtà di una Sanità che dopo due anni di emergenza sarebbe in enorme difficoltà, nel tentativo di dare una risposta coerente e strutturata alla nuova recrudescenza di infezioni”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Infermieri a cui viene chiesto di fare fino a 30 ore di straordinario e addirittura a coprire in una giornata posizioni in almeno due reparti diversi. Per non parlare di strutture vetuste, dove donne e operatrici sanitarie, madri, svolgono la propria funzione barcamenandosi tra triage in pronto soccorso e (addirittura) ore da svolgere anche in ambulanza, costrette a cambiarsi in stanzini angusti tra spifferi, porte rotte e rischio di malanni, con Omicron che incombe come una spada di Damocle sulle loro teste”. Il sindacato conclude con un quadro, ospedale per ospedale, oggetto delle segnalazioni da cui è partita l’indagine sindacale interna per approfondire la situazione “disarmante” che sta interessando la Regione Lazio.

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