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Tante carte, zero aiuti: 763 atti in 100 giorni, ma le imprese sono ancora a secco

Non solo le iniziative del governo che per alcuni sono sterili, fuori tempo massimo e inefficaci, ma a bloccare la ripresa delle persone dopo la fase di piena emergenza ci si mette anche la burocrazia. La cassa integrazione è inceppata nelle comunicazioni tra le Regioni e l’Inps. I prestiti alle imprese sono sepolti sotto una montagna di documenti. E i flussi di liquidità garantiti dai decreti ad aziende e famiglie non stanno viaggiando tutti alla Stessa velocità. Come spiega oggi Vincenzo Silvestri, consigliere dell’Ordine dei Consulenti del lavoro, a Repubblica “con la cassa in deroga, prevista per le imprese fino a 5 dipendenti, arrivano le note dolenti: avevamo denunciato dall’inizio che interporre le Regioni in una procedura emergenziale confligge con l’esigenza di velocità. E infatti ci sono perone senza stipendio da febbraio e che forse avranno l’assegno non prima di metà maggio”.

Ma anche sui prestiti alle imprese i tempi sono troppo lenti per chi si trova già in enorme difficoltà. Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato, denuncia sempre a Repubblica: “Avevamo chiesto di far presto per evitare che molte imprese uscissero dal mercato. A questa punto, visto che si tratta di prestiti, e non di finanziamenti a fondo perduto, in molti si stanno chiedendo se ne vale la pena. Ci si indebita per continuare a lavorare non per chiudere”. E il nocciolo è proprio qui. Il nemico numero uno, però, continua a essere la burocrazia. La Pubblica amministrazione è in affanno totale. Il Testo unico semplificato pubblicato dall’Abi suona come una barzelletta: “semplificato”, sì, in 80 pagine di norme decreti.

Il percorso indicato dai decreti per l’erogazione della Cig in deroga si è inceppato in molte Regioni, e pagarne il conto sono le persone. Al 4 maggio al Fondo di Garanzia per le Pmi erano già arrivate 82.159 domande. Quante sono state completate? Solo 27mila. La burocrazia si diceva. Ma chi la fa la burocrazia? Come riporta Il Sole 24 Ore, “solo per dare un’idea, in 100 giorni di lotta al coronavirus, sono stati 763 gli atti emanati da Governo e Regioni. Sono 224 infatti i provvedimenti di Palazzo Chigi, ministeri, commissari e Protezione civile, 539 quelli dei Governatori. Superano quota 1.40o, invece, incarichi e strutture per gestire l’emergenza coronavirus. Strutture centrali e territoriali hanno attinto a tutto il campionario disponibile: dai decreti legge agli atti d’indirizzo e di chiarimento passando per i decreti del presidente del Consiglio (i famosi Dpcm), le ordinanze regionali e i proto-colli d’intesa”.

Marco Rogari spiega sul Sole: “In attesa che entro la fine di questa settimana veda la luce un nuovo maxi-decreto da 155 miliardi in termini di saldo netto da finanziare, annunciato a Pasqua e poi più volte slittato, il governo e i due commissari Borrelli e Arcuri hanno già messo il loro sigillo su 224 provvedimenti. A cominciare da 9 decreti legge e 13 Dpcm sorretti, al momento del varo, da ben 323 articoli, a loro volta suddivisi in un migliaio di commi, e da una trentina di allegati. Direttamente dalla Protezione civile sono arrivati 57 testi; tra i vari ministeri il più attivo è stato quello della Salute con 70 tra decreti ministeriali, ordinanze e circolari; considerando anche i comunicati interpretativi e le singole misure per nominare le task force e conferire gli incarichi ai commissari straordinari gli atti riconducibili all’esecutivo diventerebbero addirittura più di 240”.

E le Regioni? “539 ordinanze (e testi similari), oltre trenta allegati e 82 ulteriori circolari esplicative, linee di indirizzo e protocolli. A fare da cornice a questa lunga sequenza di disposizioni e interventi di varia natura c’è una altrettanto infinita serie di incarichi, strutture, unità di crisi e task force preesistenti e di nuovo concepimento, coinvolti a livello centrale e regionale nella gestione dell’emergenza: da una ricognizione di Openpolis ne risultano oltre 1400”. Vogliamo salvare così le imprese e i cittadini? Servono fatti, non fiumi di commi.

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