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“Rifiutano i rubli!” Russia, le nuove sanzioni di Biden fanno male. Banche cinesi e turche sotto scacco, cosa sta succedendo

Pubblicato il 08/02/2024 13:09 - Aggiornato il 08/02/2024 13:11

Stavolta, le sanzioni decise a dicembre da Biden per danneggiare la Russia fanno male. Il Presidente americano ha agito in modo “secondario”, cioè non è andato a colpire direttamente i russi. E ha ideato una “sanzione micidiale contro Putin”, come aveva titolato il Foglio tempo fa. Gli americani hanno messo nel mirino gli istituti di credito, minacciandoli di espulsione dal sistema finanziario americano. E questa decisione ha portato conseguenze clamorose. Come ha scritto il giornale economico di Mosca, “la principale banca cinese usata per importare beni in Russia ha sospeso tutti gli accordi con la Federazione Russa”. Un completo cambio di rotta, visto che le sanzioni primarie che impegnano solo le persone e le organizzazioni dei Paesi sottoscrittori non avevano avuto effetto. Anzi, avevano portato a un aumento di scambi con la Russia. (continua dopo la foto)

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Le nuove sanzioni americane, invece, minacciano la solidità degli istituti di credito. E li costringono a cambiare rotta “spontaneamente”, per evitare gravi ripercussioni. Con l’effetto di creare una paralisi economica che si può allargare a macchia d’olio su tutta l’economia mondiale. Per questo, le banche cinesi e turche si sono trovate a dover prendere una decisione dolorosa. Quella di rifiutare gli scambi in rubli con Mosca. Soprattutto i cinesi, e in particolare un istituto attivo sul piano internazionale come la Zhejiang Chouzhou, non possono permettersi di essere esclusi dal sistema dello scambio in dollari. E si sono dovute piegare al diktat di Washington. Questo danneggia l’economia di guerra di Putin, impedendogli ad esempio l’acquisto di componenti meccaniche necessarie per la produzione di armamenti. (continua dopo la foto)

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E le difficoltà per Mosca non si fermano agli scambi in rubli. Perché il direttore della grande Banca Cinese, a gennaio, ha annunciato “la fine dei rapporti con la Russia a causa delle nuove regole occidentali”. A prescindere dal sistema di pagamento. Ora Putin è in difficoltà, perché prima sostituiva le merci che non poteva più comprare in Occidente con quelle cinesi. Oppure le acquistava attraverso “triangolazioni” con Azerbaigian, Emirati Arabi Uniti e Turchia. Ora le banche rischiano troppo, eseguendo queste operazioni. Un quotidiano economico turco aveva segnalato pochi giorni fa “i primi segnali di una paralisi” delle esportazioni dalla Turchia alla Russia. Per il rifiuto di alcune banche locali di accettare il pagamento in Rubli. Ma, ovviamente, il “caso cinese” è più serio. Perché la banca cinese era il principale centro di smistamento per gli importatori russi. (continua dopo la foto)

In questo quadro, assumono un diverso significato anche l’avvicinamento della Russia all’Iran e la decisione di Mosca di partecipare, insieme alla Cina e allo stesso Iran, a un’operazione militare congiunta in una zona molto calda del Pianeta. Non sono in gioco solo gli equilibri economici. Ma anche quelli militari. La stretta americana ha avuto sì effetti “positivi”, dal punto di vista di Washington. Ma rischia di creare un’ulteriore aumento delle tensioni internazionali, perché di certo Putin non resterà a guardare. E le sue mosse recenti vedono il tentativo di creare un fronte anti-occidentale che non fa stare tranquilli. Un altro motivo di preoccupazione, che va a minacciare la pace mondiale e crea un ulteriore solco fra Usa e Russia. Almeno fino alle prossime elezioni presidenziali americane. Perché se fosse eletto Trump, più attento agli aspetti finanziari che a quelli bellici, le cose con ogni probabilità cambierebbero. La palla, quindi, sta per passare nelle mani degli elettori americani.

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