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Recovery, l’allarme dell’esperto: “Dovremo restituire tutto, fino all’ultimo euro”

I politici, quelli totalmente asserviti a Bruxelles e ai suoi diktat, dipingono ormai da mesi il Recovery Plan e i suoi fondi come la panacea per ogni male, la cura che permetterà miracolosamente, da sola, all’Italia di rialzare la testa e lasciarsi alle spalle la crisi economica, figlia di quella sanitaria. “Un’occasione storica” si sente dire spesso, da destra a sinistra. Quello che però si continua a nascondere all’occhio del cittadino è che tutto questo ha un prezzo, non da poco. Innanzitutto perché, in cambio degli aiuti, sarà l’Ue a dirci cosa fare una volta arrivati i soldi (sempre che arriveranno mai, visti i tempi biblici). E poi perché tutto andrà restituito, senza eccezioni. Nessun regalo, insomma.

A puntare il dito contro l’Ue e la sua presunta generosità è stata in qeste ore Fiammetta Salmoni, docente di diritto costituzionale dell’università Marconi di Roma e autrice di un recente lavoro proprio su Recovery Fund. Alle pagine del sussidiario, ha spiegato: “A me non sembra che il Next Generation Eu abbia questo significato catartico che qualcuno sta cercando di attribuirgli. È un’assistenza finanziaria agli Stati membri come ce ne sono state molte altre, erogate attraverso altri strumenti: penso al Fesf, al Mesf, allo stesso Mes. Ed esattamente come nelle passate occasioni, questo Recovery Fund è pieno di condizionalità imposte agli Stati membri che avranno accesso ai fondi europei”.

Rispetto al passato, addirittura, le cose sono anche peggiorate, con “condizionalità che sono persino più stringenti di quelle previste dal trattato Mes. L’Ue, attraverso il Ngeu, entra a gamba tesa non solo sulla struttura economica degli Stati membri, ma anche sulla loro struttura sociale e istituzionale. Le condizionalità servono a rendere cogente questo intervento. L’integrazione europea continua ad essere un processo volto al funzionamento ottimale del libero mercato, nonostante formalmente il Ngeu si fondi sul principio solidaristico ex art. 122 Tfue. Ma se poi si leggono tutti i documenti dell’Unione, di solidarietà si parla solo in funzione del ripristino del mercato unico. Non mi sembra che sia in atto alcun passaggio storico. Semmai una sublimazione della realtà”.

Se il giudizio dell’Ue sul nostro operato dovesse essere severo, secondo Salmoni, ci potrà “richiedere retroattivamente tutti i denari che ci ha trasferito sotto forma di prestiti e/o sovvenzioni. Fino all’ultimo centesimo. Aggiungo che le nuove ‘risorse proprie’ con cui si finanzierà il bilancio dell’Unione saranno nuove imposte deliberate dai singoli Stati membri e che, per lo più, saranno imposte indirette che colpiranno indistintamente tutti i cittadini”.

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