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Quando Grillo chiamava Draghi “Dracula” e diceva: “Andrebbe processato”

Che la coerenza non sia certo la caratteristica principale di questo Movimento, ormai rassegnato a tradire costantemente sé stesso e le tante promesse fatte in passato agli italiani, non lo scopriamo certo oggi. La forza dell’ennesimo voltafaccia, quello su Mario Draghi, è però disarmante, quanto e più di analoghi episodi del recente, triste passato. E così, mentre si avvicina sempre più il momento in cui i Cinque Stelle ufficializzeranno il loro appoggio al nuovo esecutivo, guidato da quello che l’ex presidente della Repubblica Cossiga definì “un vile affarista”, vale la pena dare un’occhiata a quanto si diceva e faceva nella galassia pentastellata soltanto qualche anno fa. La lista delle sorprese è assai lunga.

Quando Grillo chiamava Draghi "Dracula" e diceva: "Andrebbe processato"

Era il 2013 quando Beppe Grillo, il fondatore del Movimento, diceva di Draghi che sì, “è un brava persona”, ma “cosa fa tutto il giorno alla Bce quando non alza i tassi dello 0,25%?”. Un po’ distante, per usare un eufemismo, dalla “buona impressione” di Luigi Di Maio dopo un colloquio con il futuro premier. Proprio Grillo sarà a capo della delegazione che incontrerà Draghi in queste ore. Nella speranza che l’ex presidente della Bce abbia la memoria corta e non ricordi i tempi in cui il comico genovese invocava “un processo per Draghi per il crac del Monte dei Paschi di Siena”. Sembra fantascienza, oggi. E invece si tratta di un passato reale e non troppo lontano.

Quando Grillo chiamava Draghi "Dracula" e diceva: "Andrebbe processato"

Basta armarsi di un po’ di pazienza e andare a spulciare gli interventi di Grillo sul suo blog e nelle varie trasmissioni televisive, per trovarsi di fronte una lista di attacchi a Draghi quasi infinita. Sul fronte Mps, per esempio, il comico genovese aveva iniziato a invocare la nazionalizzazione dell’istituto fin dal 20143, accusando tra gli altri anche Draghi che “per questo caso dovrebbe essere messo sotto processo”. Un anno dopo, ecco Grillo all’assemblea della banca puntare il dito contro i responsabili del disastro: “Consob, Banca d’Italia e forse anche Draghi”. A quest’ultimo, il fondatore del M5S non perdonava anche il totale asservimento all’Ue. E a La7, nel 2014, spiegava: “Draghi e la Bce ricompensano il crac finanziario azzerando il welfare dei Paesi”. Nella stagione dei soprannomi gridati in piazza, quella del “Bersani-Gargamella”, all’ex presidente Bce Grillo aveva poi riservato un nomignolo piuttosto significativo: “Dracula”.

Quando Grillo chiamava Draghi "Dracula" e diceva: "Andrebbe processato"

Non è stato solo Grillo, tra l’altro, a prendersla con Draghi in questi anni. Il senatore grillino Elio Lannutti, per esempio, lo definì nel 2017 “l’uomo che autorizzò Mps all’acquisto di Antonveneta per il folle prezzo di 9 miliardi”. Ammonendo poi: “Comandano i popoli, non Draghi”. Oggi, invece, l’ex presidente Bce è l’uomo giusto sul quale puntare per tagliare il più importante dei traguardi: salvare la poltrona e portare a termine la legislatura. Con la Lega, Leu, Berlusconi, Italia Viva, il Pd e chiunque altro possa tornare utile alla causa. Tutti nemici del passato, oggi papabili compagni di governo. Renzi era “il buffoncello”, “l’ebetino”. Mentre i dem venivano bollati da Grillo come “gente sporca dentro”. Era il 2016. Cinque anni dopo, a sporcarsi è ora il suo Movimento.

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