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Quale giustizia in questa riforma?

Pubblicato il 14/02/2022 10:49

“Quale giustizia in questa riforma?” Lorenza Morello, presidente nazionale APM

È proprio vero che la comunicazione è tutto. Permette ad esempio al potere politico, sostenuto da un giornalismo venduto, di far credere ai cittadini che sia stata varata la riforma della giustizia.
Magari fosse così! Questo Paese ne ha bisogno come il pane, e da anni chi scrive lo va dicendo. Senza una giustizia che garantisca un diritto veloce ed economico (e quindi accessibile a tutti) continueremo sempre a pagare un costo sociale altissimo, ivi compreso il mancato investimento dei capitali stranieri nel nostro paese, a causa delle lungaggini processuali che rendono impossibile per un imprenditore ipotizzare costi e tempi di una vertenza. Questo è il motivo per cui ormai oltre un decennio fa fondai una associazione che ancora oggi ho l’onore di presiedere, che si prefiggeva tra le altre cose lo snellimento del contenzioso, che già all’epoca costava al nostro Paese un punto di PIL e ci vedeva ogni anno condannati dal tribunale di Strasburgo.

Perché una giustizia che non arriva nei tempi dovuti non è giustizia.

E allora ben venga una riforma, se solo fosse questo il caso! In realtà, purtroppo, stanno semplicemente riorganizzando le progressioni in carriera e lo stanno facendo esattamente nella direzione che emersa dal cosiddetto “caso Palamara”, da cui tutti hanno a parole preso le distanze e che invece faremmo prima a chiamare “caso Italia”, visto che si continua a far così anche dopo, come lo si faceva prima, e per di più in ogni ambito (non si venga a dire che l’ambiente universitario o quello medico sono ignari da queste lottizzazioni).

La “riforma” prevede infatti un Consiglio Superiore della Magistratura in cui le correnti faranno esattamente quello che hanno fatto prima e dopo Palamara, essendo stata respinta la proposta di mettere al Consiglio solo magistrati estratti a sorte.
D’altronde, dopo questi due anni di gestione così libertina del nostro stato di diritto, sarebbe un’utopia pensare che sarebbe andata diversamente.

Sicuramente, oltre al taglio dei tempi e ad un rafforzamento delle ADR (alternative dispute resolution -forme alternative al processo, più economiche e veloci per evitare l’ingolfamento processuale-) ci sarebbero molte altre cose da fare, come eliminare l’avanzamento automatico di carriera (che un comune cittadino proprio non si capacita perché se uno è tutta la vita un fannullone debba comunque progredire nel proprio settore) e prevedere compiutamente la responsabilità civile e penale dei magistrati. Sarebbero da eliminare altresì i collaboratori di giustizia e il concetto di “buona condotta” come sgravio di pena. La pena viene comminata per qualcosa già commesso e deve essere certa. Se poi il detenuto si comporta bene avrà “solo” quella pena da scontare, ma in caso non tenesse una buona condotta la pena sarebbe prolungata.

Le udienze dovrebbero essere (specie nel civile) meno ingolfate ed i dibattimenti con forme semplificate a seconda che si tratti di giurisdizione monocratica, da riservare ai reati meno gravi e di non rilevante importanza criminale, oppure di giurisdizione collegiale.
Tra le altre cose sarebbe poi essenziale istituire delle cassazioni regionali, lasciando alla Corte Suprema la soluzione dei contrasti e l’affermazione dei grandi principi.

Doverose, poi, l’abrogazione della decadenza della giurisdizione per inosservanza dei termini previsti dalla legge Cartabia relativamente ai gradi di impugnazione, ché uno Stato che non rende giustizia non è uno Stato di diritto, ed il ripristino della prescrizione ante riforma Bonafede.
Queste alcune delle molte cose che sarebbero da fare se si volesse impostare una riforma della giustizia degna di questo nome. Fatta così sembra più che altro una riforma del regolamento di condominio.