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Pnrr, i Comuni dovranno affrontare un calvario di 12 tappe per avere i fondi

Ci hanno raccontato per mesi che i soldi dell’Europa sarebbero arrivati presto e che sarebbe stato facile e rapidissimo spenderli per aiutare l’Italia a rialzarsi dalla gravissima crisi economica figlia della pandemia. E invece, come sempre, tra le promesse del governo è i fatti c’è di mezzo il proverbiale mare, popolato di bugie. Tanto che da giorni, ormai, i Comuni sono sul piede di guerra proprio per la gestione del Recovery Plan, che li ha visti totalmente esclusi dalla cabina di regia, saldamente in mano a Mario Draghi. E per una Piano nazionale di ripresa e resilienza che sembra più un complicato rebus da decifrare che un trampolino di lancio per il Paese.

In attesa che i soldi arrivino davvero, con Bruxelles che non sembra affatto avere fretta, evidentemente disinteressata alla sorte di tante famiglie in difficoltà, un paio di punti sono chiari: il tesoretto, neanche troppo grande, sarà interamente gestito da Draghi, fino all’ultimo centesimo. E per i Comuni sarà difficilissimo attuare davvero quel Recovery Plan che dovrebbe, nelle promesse fatte da quei politici asserviti all’Europa, aiutarci a riprendere il largo. I circa 30 miliardi legati ai progetti che riguardano direttamente i Comuni saranno infatti i più difficili da gestire, protagonisti di un vero e proprio percorso a ostacoli.

Il Sole 24 Ore fa l’esempio del progetto “sicuro, verde, sociale”, che destina 2 miliardi di euro “all’efficienza energetica del patrimonio di edilizia pubblica, la resilienza e la sicurezza sismica, nonché la condizione sociale nei tessuti pubblici”. A finanziarlo, un fondo completamente messo a disposizione dall’ultimo decreto approvato dalla Camera, con il soggetto “attuatore” che però non è stato individuato nei Comuni, bensì nelle Regioni. Con la conseguenza che, prima di arrivare in fondo, il piano prevede la bellezza di 12 passaggi. Alla faccia della rapidità e della semplificazione.

Si parte da una “normativa primaria recante gli indicatori per il riparto delle somme fra Regioni”, passando poi per un “Dpcm attuativo del riparto” e via, dopo una maratona quasi infinita, fino alla pubblicazione dei bandi per l’esecuzione e alla pubblicazione dei contratti. 12 passaggi che renderanno i tempi lunghissimi, anche a causa delle intermediazioni ministeriali e regionali. Con i Comuni già sul piede di guerra. E la sensazione che spendere questi soldi entro il 2021, come teoricamente previsto, sia una missione al limite dell’impossibile.

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