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Pensioni, la proposta choc dell’Inps: ecco cosa succede a chi vive più a lungo

Pubblicato il 21/09/2023 15:12

Sarà che aveva ragione chi sosteneva che il Covid fosse in realtà una creazione dell’Inps per far fuori più anziani possibile? Si dice per ridere, certo, ma l’ultima proposta dell’Istituto nazionale di previdenza sociale è quasi da brividi per quanto macabra. Mentre il governo Meloni cerca fondi per finanziare la manovra, un dossier dell’Inps lancia una proposta per “risolvere” una delle questioni più spinose: le pensioni. Come è ormai noto, le coperture sono sempre più limitate. In un Paese con sempre meno lavoro e sempre meno giovani, con gli anziani che invece rappresentano la fetta più grande (e una media vita decisamente alta, segno che il nostro stile di vita checché ne dica l’Europa è sano) pagare le pensioni sta diventando un vero problema. La formula proposta fa già parecchio discutere: dare meno soldi a chi vive più a lungo. Spieghiamola meglio. (Continua a leggere dopo la foto)
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Se vivi più a lungo, insomma, è una tua colpa, invece che un tuo merito. E allora ecco qua che non hai più, via via che gli anni passano, diritto a ricevere l’assegno per intero. L’Inps – come anticipa Il Messaggero – parte da una serie di esempi per dimostrare la sua tesi. Uno di questi è la gestione dell’Inpdai e del Fondo Volo, che pagano rispettivamente le pensioni a dirigenti e piloti. “Chi si trova all’interno di queste gestioni in media riceve un emolumento per quasi vent’anni. Più precisamente, per 19 anni e 7 mesi. Un pensionato che invece si trova nel fondo dei lavoratori dipendenti la riceve in media per due anni in meno”. E le differenze diventano più marcate investigando sulle classi di reddito. (Continua a leggere dopo la foto)
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Pensioni, la proposta Inps su media vita: vivi di più? Meno soldi

Un ex lavoratore del primo quintile, ovvero della classe più bassa di reddito, vive in media cinque anni in meno rispetto a un pilota d’aereo: “16 anni dopo la pensione il primo, più di 20 il secondo”. Un’altra variabile importante sembra essere il territorio. La soluzione, secondo l’Inps, – prosegue Il Messaggero – è quella di tenere conto nel coefficiente di trasformazione anche di queste variabili. Ovvero la media e la speranza e di vita, il luogo di residenza e l’occupazione precedente”. E la maggiore speranza di vita per le donne rispetto agli uomini dove la mettiamo? Insomma, la proposta sembra destinata a naufragare. Ma il solo averla pensata dà molto da ragionare sull’imminente futuro delle pensioni e più che altro dei pensionati. Ogni gesto scaramantico è ora concesso!

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