in

Paura di perdere il lavoro, italiani tra i primi nel mondo. Ecco il vero primato del governo Conte

E se da un lato c’è Conte che dice: “Non lasceremo indietro nessuno”, dall’altro gli italiani hanno capito a distanza di mesi dall’inizio dell’epidemia, che l’economia ha subito una durissima stangata e che la situazione peggiora a causa dell’incapacità del Governo di dare risposte forti. 

Secondo un’analisi condotta a maggio in 15 Paesi del mondo, che si è proposta di indagare l’impatto del Covid19 sul mondo del lavoro e le reazioni di imprese e lavoratori alla situazione di emergenza, gli italiani sono tra coloro con la più alta paura di perdere il posto e la più bassa fiducia nel governo.

Artigiani, piccoli e medi imprenditori, tutto il mondo dell’economia reale abbandonato a se stesso. I lavoratori italiani percepiscono il dramma, dall’ultima indagine sul mondo del lavoro di Randstad, emerge che “per sei lavoratori su dieci l’emergenza sanitaria ha avuto un impatto negativo sul proprio lavoro e il 62% teme di perdere il posto se la situazione economica dell’azienda sarà influenzata dalla crisi, con otto punti in più rispetto alla media globale”.

“Un timore che registra percentuali più basse in tutte le nazioni europee, che fra i Paesi analizzati risulta più diffuso soltanto in Cina (63%), Hong Kong (66%) e India (78%) e che in Italia coinvolge soprattutto i lavoratori più giovani (84% dei 18-24enni e 69% dei 25-34enni contro solo il 46% degli over 55)”.

In caso di perdita del posto, solo il 54% ripone fiducia nel governo per avere un sostegno finanziario o nella ricerca di un altro impiego. Dato anche in questo caso tra i più bassi, che risulta di 13 punti sotto la media globale e che si trova al penultimo posto fra tutti i Paesi analizzati, davanti solo al Giappone (36% di fiducia).

Oltre alle difficoltà per le imprese e l’insicurezza per i lavoratori, il Covid19 ha però accelerato la diffusione di modelli di organizzazione del lavoro più evoluti. Secondo la maggioranza dei dipendenti, l’azienda in cui lavora li sta aiutando ad adattarsi alla nuova situazione lavorativa investendo in nuove tecnologie e soluzioni digitali (62%). 

Ecco dove risiede la forza dell’Italia, nel proprio tessuto produttivo. In tutte quelle piccole e medie realtà lavorative dove, nonostante la totale assenza di aiuti dalla portata adeguata, vengono fuori tenacia e grinta. Questa volta però l’economia reale non può farcela da sola, ha bisogno di misure vere, di uno Stato forte. 

L’esercito dei nuovi poveri: in 130 mila sono finiti ai margini della società

La Merkel non cambia linea: “Se l’Italia vuole gli aiuti, segua le nostre condizioni”